Non era facile rispondere all’ennesima sberla recapitata oltre il 90esimo (dopo quelle di Berezutski e Aguero, è stata la volta di Pirlo); per questo il 4-2 con cui la Roma ha spazzato via l’Inter è importante non solo per questioni numeriche (meglio che la Juve resti a portata di zampe, perché riprenderla sarebbe complicato), ma anche per rinvigorire un’autostima che, nonostante l’apparente sicurezza di Rudi Garcia, sembrava un po’ scricchiolare nelle ultime settimane. Gran partita, quella dei giallorossi, che dal punto di vista del gioco sono tornati brillanti come qualche settimana fa: quattro reti e almeno altre cinque o sei occasioni nitide dilapidate sono un ottimo bottino, anche se non sempre si potrà ricorrere alle prodezze balistiche di Pjanic (foto by InfoPhoto) e quelle estemporanee di Holebas. Restano i cali di tensione, come quelli che hanno portato alle due reti nerazzurre, ma considerando che ora Garcia sta anche recuperando pedine preziose (vedi Strootman) per far rifiatare chi finora si è spremuto, le buone notizie prevaricano ampiamente le poche note negative.

La cura Mancini non rianima l’Inter

E l’Inter? A che punto è la cura Mancini? Mettiamola così: il paziente ha ripreso un po’ di colorito, ma ancora non è in grado di alzarsi dal letto e badare a se stesso. L’apparenza è quella di una squadra in ripresa, più coraggiosa e con qualche proposta offensiva di maggior incisività rispetto al trito e ritrito battere sulle corsie esterne di Mazzarri, per non parlare del fatto che nessuno ha tirato in ballo la pioggia. Ma la sostanza non differisce di molto, anzi: in tre partite, Ranocchia e compagni hanno incassato sei gol, e devono dire grazie ad Handanovic e alla leggerezza degli attaccanti avversari se il passivo non è stato ancora più pesante. Il guaio principale è che la difesa dell’Inter è inadeguata alla tradizione e alle (presunte) ambizioni della nuova proprietà: chi, tra Nagatomo, Ranocchia, Juan Jesus, questo Vidic, Dodò etc, avrebbe insidiato il posto dei vari Samuel, Cordoba, Lucio, Maicon, etc? Chi tra questi sarebbe solo riuscito a sedersi in panchina? Probabilmente nessuno. E, cosa peggiore, il resto della rosa è di livello analogo, a parte un paio di isolate eccezioni.

C’è una considerazione ancora più inquietante del semplice prendere atto dell’inadeguatezza di un gruppo di giocatori, o delle difficoltà di un nuovo allenatore, ed è questa: senza un robusto innesto di forze fresche, leggasi giocatori all’altezza, l’Inter farà una fatica immane ad acchiappare il sesto posto, figuriamoci il terzo; d’altra parte, senza qualificazione alla Champions League, sembra impossibile che Thohir possa finanziare questo robusto innesto di forze fresche. Il classico cane che si mangia la coda e che, nel farlo, rischia di azzannare anche il progetto-Thohir, che al momento sembra scaricato interamente sulle spalle del povero Roberto Mancini. Che resta un grande allenatore ma, fino a prova contraria, non è un negromante.