L’invasione barbarica da parte di qualche banda di unni olandesi ha conquistato giustamente (e tristemente) la prima pagina dei giornali, finendo per mettere in secondo piano il calcio giocato, quel Roma-Feyenoord che avrebbe dovuto rappresentare la gara della svolta per i giallorossi e che invece si è risolto in un altro passaggio a vuoto, nelle sembianze del sesto pareggio consecutivo all’Olimpico, dove la squadra di Garcia non vince da fine novembre. Le cause della crisi giallorossa sono ovviamente molteplici: psicologiche innanzitutto (come spesso è accaduto nella storia, la Roma fatica a reggere le pressioni dell’ambiente), ma anche tecniche (la mancanza di un grande risolutore in attacco, l’ingombrante presenza di Totti) e aleatorie (le prolungate assenze di Castan, Strootman, De Rossi, Iturbe), a cui va aggiunta una certa cocciutaggine di Rudi Garcia nel non voler mai cambiare il proprio spartito. Ma c’è anche una responsabilità evidente da parte della società, a cui non si sottrae un onesto Walter Sabatini.

Mi tocca ammettere che ho sbagliato alcune scelte fatte sul mercato di gennaio, non dal punto di vista tecnico ma da quello delle tempistiche“, riconosce il direttore sportivo giallorosso. “Ibarbo, per esempio, era reduce da un infortunio (e si è rifatto subito male, ndr) mentre Doumbia era stato fermo per la sosta invernale in Russia e poi era partito per la Coppa d’Africa, mentre a noi sarebbero serviti giocatori dal rendimento immediato“. Un’analisi sincera e anche coraggiosa, perché è tutt’altro che frequente vedere un manager che ammette pubblicamente i propri errori, soprattutto quando si parla di calcio – e il riferimento ad amministratori delegati dalla gialla cravatta è del tutto casuale.

Ma resta la sostanza: Sabatini, giustamente incensato nelle passate stagioni, quest’anno ha sbagliato. E non solo a gennaio, coi poco convincenti innesti di Doumbia, Ibarbo e Spolli, ma anche in sede di calciomercato estivo. L’ebbrezza di strappare a suon di milioni (31) Iturbe a Milan e Juve, al momento, non ha portato alcun vantaggio se non quell’ebbrezza, visto il rendimento dell’argentino; idem per Astori, soffiato alla Lazio per 8 milioni complessivi e finora traballante, mentre Ashley Cole ed Emanuelson si sono rivelati due flop totali. E il trio di ragazzini consegnato a Garcia (Paredes, Ucan, Sanabria) finora ha visto quasi esclusivamente la panchina. Sufficiente Yanga-Mbiwa, mentre Keita e Manolas, gli unici acquisti davvero azzeccati, non bastano a salvare il bilancio. Certo, quando si riconoscono i propri errori poi è più facile porvi rimedio.