Avrebbe dovuto essere l’occasione del riscatto, il modo più rapido e indolore per metabolizzare e archiviare la disfatta del Camp Nou e invece è ancora notte fonda per la Roma che dopo la débacle in Champions League col Barcellona, viene sconfitta in casa da una solida e convincente Atalanta per 2-0 uscendo dall’Olimpico sotto una malaugurante pioggia di fischi. E ora si rischia di cambiare addirittura registro con lo stesso Rudi Garcia in una situazione di stallo, adesso che i giallorossi cominciano a sentire il fiato sul collo di Juventus e Milan l equali, vincendo rispettivamente contro Palermo e Sampdoria sono a una manciata di punti dalla Roma.

Saranno quindi decisive le prossime tre sfide della Roma con Torino, Bate Borisov e Napoli per decidere che direzione prendere. Di certo quella dell’Olimpico contro i bergamaschi è stato un cul de sac perché si è vista la Roma più brutta della stagione. Giallorossi, a questo punto, quasi a due facce: con Gervinho e Salah e senza i due esterni d’attacco la natura di questa Roma cambia tantissimo. Iturbe e Iago Falque non si sono dimostrati all’altezza del ruolo e del compito e a nulla è servito gettare nella mischia il giovane talento nigeriano Sadiq.

Le responsabilità sono naturalmente di tutta la squadra e sarebbe un errore grossolano individuare i due episodi topici, l’errore in disimpegno da parte di Digne che regala palla al Papu Gomez nell’occasione della prima rete atalantina e il rigore provocato da Maicon (e trasformato da Denis) che si fa anche espellere falciando lo stesso Gomez in area, perché una delle criticità più macroscopiche è ed è stata anche nel match contro l’Atalanta la scarsissima comunicazione tra centrocampo e linea difensiva nella fase di non possesso.

Lo stesso centrocampo non ha saputo prendere in mano le redini del gioco, creando poco e dialogando ancora meno con il fronte offensivo. Tornava De Rossi e ci si attendeva una prestazione degna delle sue, invece il capitano ha fatto molta fatica a interloquire con la difesa e con i compagni di reparto Nainggolan e Pjanic, ieri non proprio in stato di grazia.

Garcia ha ovviamente le responsabilità maggiori e tra queste il fatto di non aver saputo leggere bene la partita non apportando i giusti correttivi. Poi a un certo punto, con l’espulsione di Maicon (subentrato a un Florenzi insolitamente disastroso nel ruolo di terzino), le cose non si sono messe bene, nonostante la paradossale situazione di superiorità numerica per la doppia espulsione di Stendardo e Grossi.

Reja al contrario ha capito tutto. Ha compreso innanzitutto che la Roma frastornata dalla batosta blaugrana andava aggredita e sia Gomez che Maxi Moralez non hanno fatto altro che creare pericoli all’area giallorossa con le loro incessanti discese. Coriaceo il centrocampo atalantino con Cigarini e Kurtic a portare costante pressione ai portatori di palla romanisti, frazionando il gioco giallorosso. Prodigioso anche il muro difensivo bergamasco che ha retto molto bene alle avanzate di Iturbe, Falque e Digne, riuscendo a bloccare anche il nemico pubblico numero uno Edin Dzeko. Grande lavoro anche da parte di Raimondi sia in fase di ripiegamento difensivo che nel compito di condurre palla fuori dalla dangerous zone bergamasca.