Sembrava tutto finito la sera(taccia) stessa del dopo-partita di Bate Borisov-Roma in Champions League, altra débacle inattesa per un club che quest’anno – conosiderando i rinforzi arrivati dalla sontuosa campagna estiva di mercato – avrebbe dovuto rappresentare finalmente la squadra da battere sia in campionato che in campo internazionale, conclusasi con un faccia a faccia avvenuto negli spogliatoi tra giocatori, allenatore e dirigenza, terminato con chiarimenti e rinnovate conferme di unità d’intenti e invece la Roma è ancora nella bufera.

Sotto accusa, da parte dei tifosi, l’intero club, dai giocatori, al tecnico alla società per aver dato l’ennesima dimostrazione di come non far funzionare al meglio un gruppo di campioni a causa di scarso impegno da parte di qualcuno, di errori tecnici da parte di Garcia (che ha comunque ammesso di aver sbagliato formazione) e di un’infermeria ancora troppo piena. Non sono mancate certo occasioni per rendere pubblici gli sfottò e esternare qualche pensiero a metà strada tra ironia e sarcasmo sui soliti social network, è così che ad es. sono circolate in rete prese in giro virali nei confronti soprattutto del tecnico francese – attraverso hashtag inequivocabili come #garciaout e #garciavattene – del quale ci si lamenta della scarsa propensione alla vittoria in Europa. E già cominciano a circolare voci sulla possibilità di un cambio di panchina in corso d’opera, con Ancelotti e Mazzarri in pole position.

Naturalmente tutta roba un po’ da folklore da tifosi, però il malumori tornano a circolare nell’ambiente e questo non è sicuramente un bene per il club capitolino che si sente sempre sotto schiaffo di una piazza che non perdona nulla, soprattutto quando non si vince. Un malcontento esterno che però rischia di inficiare i rapporti all’interno dello spogliatoio tra giocatori e allenatore, con quest’ultimo che nella serata di Borisov ammettendo le proprie responsabilità ha anche puntato l’indice contro i giocatori (“Hanno pensato che si poteva vincere senza sforzi”), che di rimando si sono detti sorpresi per il tipo di formazione messa in campo e per una “partita preparata malissimo”.

E ora la trasferta di Palermo assume nuovamente il valore di un match decisivo per testare la reale forza psicologica di una squadra costantemente sotto pressione che non può permettersi il lusso di commettere errori, soprattutto in campionato dove da due anni si aspettano grandi cose dopo aver masticato amaro arrancando dietro la Juventus. Naturalmente Pallotta, che per ora non si è espresso a riguardo, non può vedere di buon occhio quanto bolle in pentola e se i risultati stenteranno ad arrivare sia in campo nazionale che in campo internazionale potremmo prepararci a insospettabili svolte.