Dalle 23.30 di ieri sera Roberto Mancini (foto by InfoPhoto) non è più l’allenatore del Manchester City. Nonostante l’aver riportato i Citizens alla vittoria dopo decenni, nonostante l’amore incondizionato dei tifosi, nonostante un succulento contratto fino al 2017, nonostante l’amicizia che lo lega a Nostra Signora di Medjugorje, il tecnico marchigiano è stato giubilato dall’incontentabile dirigenza della seconda squadra di Manchester, che con ogni probabilità ora punterà dritto sull’ingegner Pellegrini.

Con profondo rammarico il Manchester City annuncia che Roberto Mancini è stato sollevato dal suo incarico di allenatore. Malgrado gli sforzi, il club non ha raggiunto alcuno dei suoi obiettivi, tranne la qualificazione alla prossima Champions”.

La proverbiale goccia è stata la sconfitta nella finale di FA Cup per mano del modesto Wigan, ma i rapporti con gli sceicchi erano andati deteriorandosi già in autunno, in seguito alla seconda prematura eliminazione consecutiva dalla Champions League, il trofeo che ogni plutocrate sogna di conquistare nel giro di un paio di anni, come se fosse l’aritmetica conseguenza dell’immissione di fiumi di denaro e non una manifestazione più di ogni altra esposta ai capricci della sorte. E certo non ha aiutato nemmeno l’aver abdicato dal trono d’Inghilterra a favore dei detestati cugini dello United senza opporre alcuna resistenza, o quasi.

Avevamo scritto che l’unica protezione per il Mancio contro l’esonero anticipato era rappresentata dai quattro anni di contratto residui. Ma, evidentemente, per lo sceicco Mansour è preferibile versare una cospicua liquidazione (si parla di almeno 10 milioni di euro) piuttosto che lasciare la propria creatura nelle mani di un manager che ha fallito. Per l’ex tecnico di Lazio e Inter ora si aprono le porte della Ligue-1, anche se resta aperta l’ipotesi di un anno sabbatico.