SOCHI (Russia) – E’ possibile per la nostra squadra battere il numero di medaglie conquistate a Vancouver, per altro numero non certo elevato e probabilmente inferiore alle aspettative di allora, 5 (1 oro, 1 argento, 3 bronzi)? Sì’, ma non sarà comunque impresa facile per gli azzurri, che puntano principalmente sul… fattore “s”,  sci alpino, snowboard, slittino e short-track. L’8 febbraio 2014 verranno assegnate subito delle medaglie e i primi cinque titoli: snowboard (slopestyle maschile), sci di fondo (skiathlon femminile, prova a tecnica libera + prova a tecnica classica), pattinaggio velocità (5000 metri maschili), biathlon (10km sprint femminile), freestyle (moguls donne). Ecco lo stato di forma attuale in casa azzurra.

Le discipline su cui puntare in ottica medaglia per il Bel Paese sono principalmente quattro (e curiosamente iniziano tutte con la lettera “s“…), con possibili inserimenti/eccezioni che poi andremo ad analizzare.

Lo sci alpino è attualmente in salute, soprattutto con gli uomini, con una squadra femminile (più giovane, sicuramente, ha il potenziale per “esplodere” nel prossimo quadriennio) quanto meno in crescita, di fiducia e risultati. Al di là di quel che sarà poi il numero di atleti azzurri in grado di volare a Sochi (lo scopriremo tra il 22 gennaio e il 3 febbraio 2014, al momento è inferiore di ben 8 unità rispetto a Vancouver 2010), la squadra maschile è competitiva, così ha detto la Coppa del Mondo finora, in tre discipline su quattro (in attesa delle prime gare in supercombinata): discesa, superG e slalom, e con più atleti, Paris, Innerhofer, Fill, Heel, Varettoni, Manfred Moelgg, Patrick Thaler, Matteo Marsaglia. Resta da capire il potenziale in gigante: una rondine non fa primavera e la prova di Val d’Isere, su un tracciato, stretto, ripido e ghiacciato, che certamente esalta le caretteristiche dei nostri atleti, ma che è piuttosto atipico, ahinoi, non può bastare per indicare un potenziale in una disciplina in cui siamo invece, in difficoltà da due anni, nonostante, appunto, gli exploit in Francia di Nani e De Aliprandini. E’ anche vero, però, che agli ultimi Mondiali, a Schladming 2013, nello scorso febbraio, una delle due medaglie maschili arrivò proprio dal gigante, bronzo con Manfred Moelgg… Il bottino minimo possibile per gli azzurri è proprio quello di due medaglie. Certamente, resta il solito discorso relativo a tracciati e neve: le piste di Sochi, vale anche per le donne, sono difficili e selettive per le gare di velocità, meno, decisamente meno, per gli slalom. Ma tutto dipenderà soprattutto dalla neve e dalle condizioni atmosferiche; nelle preolimpiche di due anni fa la situazione è stata diametralmente opposta nel giro di poche settimane: bel tempo e fondo compatto per gli uomini, neve molle e nebbia (e una gara annullata) per le donne. Se per caso (difficile) gli azzurri dovessero rtovare neve ghiacciata sotto i loro sci, allora potrebbero pure far saltare il banco in tutte le discipline.

La squadra femminile ha recuperato fiducia in sè stessa, a terra dopo l’ultima stagione (e ne va dato atto a Livio Magoni e Alberto Ghezze), la peggiore per risultati dal 1990-1991 (ma con una medaglia ai Mondiali di Schladming da non sottovalutare, l’argento in libera di Nadia Fanchini) e, con nove gare ancora da disputare prima dei Giochi, guarda a Sochi come possibile outsider. Oggi, non è favorita per le medaglie, ma può crescere ancora prima delle Olimpiadi russe e rompere le uove nel paniere alle protagoniste più attese. Possono riuscirsi le sorelle Fanchini, Elena in discesa, Nadia in gigante e superG, più in generale tutte le gigantiste (Federica Brignone in primis, poi Marsaglia, Karbon o Elena Curtoni, dipende da chi otterrà il pass), in attesa di capire lo stato di salute di Daniela Merighetti, l’unica atleta di questo gruppo capace di vincere in Coppa del Mondo nell’ultimo lustro, a gennaio 2012 in discesa, a Cortina. Ci sono le discese di Altenmarkt-Zauchensse, Cortina e Garmisch per mostrare le carte. A Chiara Costazza chiediamo un altro squillo nelle dieci in slalom. Stando così le cose, una medaglia sarebbe certamente un gran bel risultato, e intanto ci affidiamo alla legge dei grandi numeri: le azzurre non salgono sul podio olimpico, nello sci alpino, da Salt Lake City 2002 (3 medaglie, oro in supergG Ceccarelli, argento in discesa Kostner, bronzo in superG Putzer, con i maschi a quota… zero!) troppo tempo… Mentre ce l’hanno sempre fatta, da allora, in tutti i Mondiali, da St. Anton 2001 in poi, non fallendo nemmeno un appuntamento con il podio iridato (ma senza ori…). Quindi? Quindi le sorprese ci possono sempre stare…

Nello short-track, ovvero pattinaggio velocità su pista corta, la situazione è fluida: le speranze di medaglia sono riposte solo ed esclusivamente nella squadra femminile, a meno di clamorose sorprese, che nella disciplina, vedi Salt Lake City 2002, si possono comunque sempre verificare… Arianna Fontana, valtellinese, è all’apice della carriera e non fallisce mai gli obiettivi che si pone. A Torino 2006, a 15 anni, vinse il bronzo in staffetta, quello che voleva; 4 anni dopo dichiarò di aspirare a una medaglia tutta per sé e se la prese, sempre di bronzo, sui 500m. Ora, pur non ammettendolo, è chiaro che ambisce al bottino pieno, cioè all’oro, in almeno una gara tra 500 e 1000m. Difficile, molto difficile, per via soprattutto della solita sospetta, la cinese Wang, ma non impossibile per una che vanta il carattere e la classe di Arianna. Che potrà anche trascinare Martina Valcepina (forte, ma forse non ancora pronta per la medaglia individuale) e le altre compagne di staffetta sul podio, come accaduto quasi sempre (3 volte su 4) finora in Coppa del Mondo. Anche qui, possibili due medaglie.

Capitolo snowboard, con la stagione che deve ancora entrare nel vivo, sia per gigante e slalom parallelo, sia per il bordercross. Roland Fischnaller è in grado di centrare il podio in entrambe le discipline, se riuscirà a gestire la pressione al meglio. Nel bordercross scommetteremmo su una medaglia a occhi chiusi, almeno su una, tra uomini e donne, se non fosse che le cadute sono all’ordine del giorno nella specialità e a volte la gara diventa un terno al lotto dove i particolari, ma anche la fortuna al momento giusto, fanno la differenza. Omar Visintin e Michela Moioli guidano comunque una squadra molto forte, giovane, che se trova quel pizzico di fortuna mancata finora in Coppa (ma il bello deve ancora venire) può anche occupare in massa il podio. In totale, lecito attendersi almeno due medaglie, con le doverose precisazioni di cui sopra.

Nello slittino su pista artificiale dominano i tedeschi e (soprattutto) una tedesca (Geisenberger), al femminile, ma l’Italia ha risposto finora presente (solo al maschile, sia chiaro), con Fischnaller e Zoeggeler (e il primo ha anche vinto la sua prima gara in Coppa del Mondo). Per entrambi ambizioni concrete di medaglie, il 40enne Armin ha centrato tre podi e il successo n.56 della sua carriera in questo inizio di stagione. A Sochi fu 4° nelle preolimpiche, la pista gli piace. Chance anche per il doppio maschile, un po’ meno per la prova a squade (ma mai dire mai). Anche qui, possibile 1 medaglia, forse due.

E le quattro “s” sono andate, portando via con sé un bottino da 4-6 medaglie, a seconda di circostanze, condizioni, fortuna. Non c’è dubbio, in ogni caso, che il forziere sia rappresentato dalle discipline di cui sopra. Con alcune eccezioni.

Nel pattinaggio di figura, aspettiamo risposte concrete dagli imminenti Europei (che pure non sono stati confermati, a livello di presenza) da Carolina Kostner, finora un po’ limitata dai guai alla schiena a inizio stagione, non brillantissima nel Grand Prix (pur con due podi in due gare, ma senza Finale) e in attesa di farci capire quale programma porterà a Sochi. Dopo Budapest, si capiranno molte cose, sempre se l’altoatesina sarà in gara. In ogni caso, resta il fatto che Carolina è reduce dalle due stagioni migliori della sua toria sul ghiaccio, è la n.1 del ranking mondiale e si trova all’ultima (e unica chance) della carriera per conquistare quella medaglia, olimpica, che darebbe lustro a un palmarés unico nel panorama italiano, perché per il resto ha vinto tutto. Certo, sarà difficilissimo. Posto che la coreana Yu Na Kim (in forte recupero dopo aver saltato il Grand Prix, anche lei per guai fisici) e la giapponese Mao Asada (trionfatrice invece al Grand Prix) al momento sembrano irraggiungibili, per costanza, classe e programmi, Carolina, se starà bene e non sbaglierà nulla in Russia, potrà giocarsi una medaglia con la statunitense Wagner e soprattutto con la pletora di russe destinate poi a dominare i prossimi due lustri (quali, resta da capire, bisogna aspettare le convocazioni). Certo, la prospettiva di giocarsi una medaglia, in Russia, magari per pochi decimi di punto, proprio con un’atleta di casa, lascia qualche brivido di troppo. Di sicuro, o adesso o mai più, per Carolina. Pensiamo positivo, si merita questa medaglia a Cinque Cerchi, indubbiamente. Cappellini-Lanotte sono stati quarti agli ultimi Mondiali nella danza…

Capitolo altre discipline: nessuna speranza di medaglia, ahinoi, per l’Italia, da bob, feestyle, snowboard Half-Pipe, skeleton, salto con gli sci maschile (e serve un miracolo pazzesco a Runggaldier e Insam, tra le donne), pattinaggio velocità pista lunga (ma almeno Mirko Nenzi è salito sul podio in Coppa del Mondo e Giovannini e Lollobrigida qualcosa di buono l’han fatto vedere), ci resta un briciolo di speranza per biathlon, fondo e combinata nordica.

Nel primo caso, al maschile, abbiamo un Lukas Hofer entrato più volte nei dieci in diversi format di gara quest’anno, ma con l’elite ancora lontana: la concorrenza in questa disciplina è tremenda. Martin Fourcade e lo squadrone norvegese sembrano oggettivamente irraggiungibili. Ma a Vancouver 2010 il francese Jay e il croato Fak vinsero rispettivamente oro e bronzo nella sprint maschile. Per cui, mai dire mai… Tra le donne, è salita il rendimento di Dorothea Wierer (un anno fa sfortunata, si infortunò a inizio stagione) in grado, nel prossimo quadriennio, di diventare una campionessa dello disciplina, ma rispetto al 2012-2013, coronato dalla storica medaglia di bronzo mondiale in staffetta, è invece sceso il rendimento di Oberhofer e Gontier, autrici delle prove che spostarono l’ago della bilancia verso il podio nella prova a squadre dell’ultima rassegna iridata. Medaglia molto difficile da conquistare nel biathlon, per l’Italia, ma tutto sommato non impossibile. Servirà la giornata perfetta o… tanta fortuna!

Ecco la combinata nordica, in chiaro risveglio dopo una stagione opaca e un inizio difficile, quest’anno. Alessandro Pittin resta il leader del movimento e se trova la condizione giusta entro fine gennaio, può anche pensare di ripetere il miracolo di Vancouver 2010, quando fu bronzo nella prova che comprendeva il salto dal trampolino piccolo, dopo però tre terzi posti conquistati in Coppa del Mondo, quest’anno mai avvicinati, finora. Anche qui, la concorrenza è tremenda e l’elite sembra lontana, al momento. In ogni caso, il valore tecnico della squadra, nel suo complesso, non è in discussione, resta da capire se riuscirà ad arrivare al top di condizione e fiducia in tempo. Altrimenti, appuntamento al prossimo quadriennio per le soddisfazioni che prima o poi arriveranno comunque da un gruppo competitivo ad alti livelli.

Morale: il Comitato Olimpico canadese, con proiezioni basate sui risultati degli ultimi Mondiali (che però son poco attendibili, perché da una stagione all’altra molte cose possono cambiare nelle discipline invernali, diverso sarebbe il discorso, per esempio, per il nuoto), ci assegna 7-8 medaglie, con un solo oro però, dato a Roland Fischnaller nello snowboard. Al di là del colore, che ci auguriamo più sbilanciato verso l’oro, quello è il numero cui far riferimento, pensando ovviamente positivo. In caso negativo, si potrebbe andare sotto il bottino di Vancouver 2010

Ricordiamo che alle Olimpiadi Invernali l’Italia ha finora conquistato un bottino di 106 medagile, di cui 37 ori, 32 argenti e 37 bronzi. Il picco si ebbe a Lillehammer 1994, con 20 medaglie, 7 ori e il 4° posto assoluto nel medagliere, oggi lontano anni luce. In generale, da Calgary ’88 a Torino 2006 l’Italia ha trovato una congiunzione fenomenale di campioni, soprattutto nel fondo e nello sci alpino, da Alberto Tomba a Deborah Compagnoni passando per Isolde Kostner in un caso, da Maurilio De Zolt a Silvio Fauner passando per Albarello, Vanzetta, Giorgio Di Centa e le magnifiche Stefania Belmondo e Manuela Di Centa, nell’altro. Di queste 106 medaglie, ben 34 sono arrivate dallo sci di fondo, disciplina in cui a Sochi potremo sperare, eventualmente, solo nel miracolo di Pellegrino nella sprint. Il maggior numero di ori proviene però dallo sci alpino, ben 13, con Zeno Colò, Gustav Thoeni, Piero Gros, Paola Magoni, Alberto Tomba (3), Deborah Compagnoni (3), Josef Polig, Daniela Ceccarelli, Giuliano Razzoli. Sedici medaglie e sette ori per lo slittino. Sci di fondo, sci alpino, slittino: come si vede, la legge delle “s” è quella da seguire… per cercare una scia azzurra che profumi di meaglia ai Giochi Olimpici. Nel caso russo, con l’aggiunta di short-track e snowboard. In bocca al lupo, azzurri!

Aggiornamento fra un mese, alla vigilia delle gare a Sochi!