Come cambiano le situazioni nel giro di pochi anni o anche di mesi. La Cidade Marvilhosa, sede dei XXXI Giochi Olimpici dell’era moderna, ovvero Rio de Janeiro (“Fiume di gennaio”, denominata così da Amerigo Vespucci, capo pilota della barca di Gonçalo Coelho approdata nell’attuale Baia a partire dal 1502) ha subìto un’evoluzione straordinaria negli ultimi dieci anni, anche e soprattutto in vista dei Mondiali di calcio prima (2014) e delle Olimpiadi ormai imminenti poi (2016).

BOOM ECONOMICO

Nel 2009 il Brasile sembrava, non esageriamo, l’Heldorado dei Paesi emergenti e quando vennero assegnati i Giochi, il 2 ottobre 2009, a Copenaghen in Danimarca, i primi in Sudamerica, nessuno osò lamentarsi, anzi. Nel 2012, quindi solo quattro anni fa, il Brasile aveva superato il Regno Unito diventando la sesta potenza economica nel mondo. E la politica del Presidente Dilma Rousseff, prima donna nei quasi 200 anni di storia del Brasile, aveva inizialmente ottenuto risultati eccellenti, riconosciuti anche da molti sui detrattori. Da allora molte situazioni sono cambiate. In peggio.

CRISI

A fine giugno 2016, cioè pochi giorni fa, campeggiava uno striscione all’Aeroporto: “Benvenuti all’inferno”. Cos’è successo nel frattempo? Al di là dei ritardi che ancora persistono nell’ultimare gli impianti (soprattutto il Velodromo), dell’allarme Zika (fin troppo eccessivo), dell’inquinamento delle acque, del consueto contrasto tra ricchezza e povertà, tra palazzi e favelas che a Rio quasi si ‘toccano’ nel giro di pochi metri, al di là di tutto questo comunque ben noto, il Paese è stato in parte coinvolto in una tempesta giudiziaria che ha travolto i vertici politici. Nel 2014 partì infatti l’operazione “Lava Jato”, “Autolavaggio”, che si rifece per davvero alla nostra Mani Pulite di oltre vent’anni fa. L’inchiesta ha svelato un sistema di tangenti e finanziamenti illeciti ai Partiti a opera dell’impresa petrolifera Petrobras e di altre aziende importanti de settore. Come conseguenza è arrivata la crisi politica, con l’opposizione e anche altri alleati che hanno chiesto l’impeachment proprio della Presidente Rousseff, erede di Lima e sostenuta dal Partito dei Lavoratori, nonostante di fatto le siano state imputate ‘solo’ irregolarità fiscali nel bilancio 2014-2015. Dilma è stata sfiduciata dal Senato nel maggio 2016, sospesa per 180 giorni e sostituita dal vice Michel Temer, attualmente in carica, ma con troppi scheletri nell’armadio: è indagato anche lui, come i Presidenti delle due Camere, sette suoi ministri e 150 parlamentari per corruzione e riciclaggio proprio nell’operazione… “Lava Jato”. E il cerchio si chiude. Insomma, ogni mondo è Paese verrebbe da dire, e anche in Brasile è stato scoperto un legame tra politica e imprese fondato sulla corruzione.

GIOCHI

In questo clima dunque ci si avvia alle Olimpiadi senza sapere quale sarà il capo di stato presente alla Cerimonia Inaugurale dei Giochi, prevista il prossimo 5 agosto allo stadio Maracanà di Rio. A colpi di decreti di calamità pubblica richiesti dal Governatore proprio della città sede delle Olimpiadi, Francisco Dornelles, per avere dello Stato i fondi straordinari (per ora sono stati già stanziati 750.000.000 di euro ulteriori, ma a fronte di un buco statale di 5 miliardi…) necessari a concludere i lavori. Le strade della Cidade Maravilhosa, spesso pericolose, sono state sì ripulite, ma, così si è letto, a fronte di misteriose sparizioni anche recenti (pare 371 unità) di ragazzini tra i 4 e i 15 anni, che vivono per strada di furto, spaccio e rapine. Per le Olimpiadi si prevede l’impiego di 85.000 agenti. Va terminata ancora la famosa linea 4 della metropolitana, che finisce al quartiere Barra da Tijuca pur non portando al Parco Olimpico, che sarà fondamentale per lo spostamento in un Comune di circa 1200km quadrati con traffico spesso caotico. Recentemente sono scesi in piazza, a protestare, molti insegnanti, ma non contro le Olimpiadi, bensì per il mancato pagamento degli stipendi dovuti negli ultimi tre mesi. Infine, secondo l’organizzazione Rio on Watch, più di 8000 brasiliani hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni nell’ultimo lustro (parliamo di abitanti delle Favelas, ce ne sono a centinaia a Rio, anche dietro il Maracanà) e sono in programma diverse migliaia di espropri.

GIOIA

Attenzione però: Rio de Janeiro presenta anche numerosi aspetti positivi di cui parleremo nei prossimi giorni, tante preoccupazioni ci furono pure prima dei Mondiali di calcio che poi, disastro del Brasile a parte (ma dal punto di vista sportivo), andarono comunque molto bene se osservati nel senso organizzativo. E Rio, con il suo popolo, resta una città piena di gioia di vivere e spirito festaiolo tipico comunque della Nazione: “Tutto a Rio fa venire voglia di ballare”, disse nel 2012 il principe Harry dopo una visita. Il vero peccato risiede nel fatto che in pochi anni è stato dilapidato un patrimonio economico costruito lentamente e con investimenti mirati a partire dal 1994, quando aumentarono gli aiuti a favore delle comunità più povere, consentendo comunque un netto miglioramento della qualità della vita (standard igienici, mezzi di trasporto, centri sanitari e così via). In più i presìdi permanenti da parte della polizia all’interno delle favelas hanno comunque innalzato in maniera significativa il livello di sicurezza.

Rio de Janeiro, coktail di gioia e tenebrosità, dal fascino unico. Sarà all’altezza dei primi Giochi Olimpici sudamericani della storia? Alla fine crediamo comunque di sì, ma a breve lo scopriremo…