Uno degli elementi che ha contribuito a rendere non particolarmente amata la categoria arbitrale in Italia è il trattamento speciale che ha sempre goduto nei confronti della stampa. Intendiamoci, gli arbitri vengono quotidianamente scannati su giornali e televisioni, e spesso i più spietati nelle critiche sono i loro ex colleghi, diventati poi moviolisti, ma non possono essere intervistati. In un mondo dove persino i presidenti degli Stati Uniti sono costretti a rendere conto pubblicamente dei loro comportamenti (anche privati), la torre d’avorio arbitrale sembrava effettivamente un anacronismo. Che tuttavia, come sappiamo, è destinato a terminare: come annunciato da Marcello Nicchi lo scorso febbraio, presidente dell’Aia, dall’anno prossimo i direttori di gara potranno parlare in tv.

Nicola Rizzoli, ai microfoni di Radio Anch’Io, si è detto d’accordo con questa novità, che almeno per il primo anno sarà sperimentale: “Il momento arriverà presto, probabilmente già l’anno prossimo. Ci sarà una sperimentazione, forse per qualche partita, nella speranza di avviare un dialogo“. L’obiettivo dichiarato è quello di umanizzare la figura del direttore di gara e allentare la tensione, spesso immotivata, che circonda l’eventuale errore arbitrale: “Vedremo se ci sarà predisposizione ad ascoltarci: se ci sarà, potrebbe essere una svolta, anche se parlare dopo certe partite, molto delicate e molto mediatiche, sarà sicuramente difficile“.

Difficile come commentare l’episodio che l’ha visto protagonista suo malgrado insieme allo juventino Bonucci. “Se n’è parlato anche troppo, e sinceramente la cosa non mi ha coinvolto più di tanto. Certo, l’arbitro non deve farsi avvicinare dai giocatori, ma se uno guarda il filmato e non il fermo immagine capisce subito che non c’è stato nessun contatto fisico“.

Apertura anche sul fronte della moviola in campo, una delle probabili novità del prossimo futuro: “Non mi piace la parola moviola, preferisco tecnologia: comunque, se verrà utilizzata con intelligenza, senza snaturare il gioco, e solo in quei casi in cui le immagini chiariscono tutto in pochi istanti, allora ci sarà sicuramente utile”. Il concetto è semplice:  se l’aiuto delle macchine è immediato e certo, come nel caso della goal-line technology, allora il calcio non potrà che guadagnarne; se invece non lo è, non si farà altro che aprire una nuova finestra di polemiche, snaturando contemporaneamente il calcio.