La gara più bella nell’occasione migliore possibile. Quanto è cresciuto Elia Viviani dopo le delusioni degli ultimi quattro anni. Ha dominato l’Omnium piazzandosi sempre tra i primi tre in tutte le prove (sei in totale) tranne nella prima, lo scratch. Ora la speranza per il futuro è che la corsa a punti, per esempio, possa tornare a essere una gara che assegna medaglia singolarmente (l’abbiamo vinta in passato con Lombardi, Barcellona 1992, Martinello, Atlanta 1996, Bellutti, Sydney 2000) come capitato in passato. Sarebbe un bene per tutto il ciclismo su pista, non solo per l’Italia.

PAROLA A ELIA

“Cadute? – ci dice subito il ciclista veneto -. Un po’ di paura c’è stata. Ma succedono queste cose in pista. Se uno cambia direzione e quello dietro non è pronto, si va per terra. Ho capito subito che il mio corpo non aveva niente se non qualche escoriazione. Mi sono concentrato nel rientrare in gara, stop. Questa volta non volevo perdere la calma come capitato altre volte, per esempio ai Giochi di Londra. Con le gambe di oggi avrei vinto una medaglia anche lì, certo, ma quella lezione mi è servita. Tanto. Sarei stato deluso se fossi tornato con una medaglia diversa da questa. Il sogno era la medaglia d’oro. La terzultima e la penultima volata sono state quelle più importanti nella corsa a punti. Questa era la mia grande chance per vincere un oro olimpico, ora si chiude un capitolo per me, ma questo non significa che abbandonerò la pista. Anzi. Tokyo 2020? Perché no. Si è creato un clima bellissimo in squadra anche i compagni dell’inseguimento, abbiamo ridato linfa vitale al movimento e per me è un dovere ora restituire qualcosa a questi ragazzi. Nei prossimi due anni sarò poco in pista, ma dal 2018…”.