Bambina, teenager, ragazza, donna e oggi (quasi) moglie. Cinque tappe in cinque Olimpiadi. Ci voleva l’anello al dito (arriverà a settembre in realtà, ma le fedi sono già… in cassaforte) per chiudere concretamente e non idealmente il cerchio, da Sydney 2000 (a 15 anni, prima presenza ai Giochi) a Rio 2016 (a 31 anni), passando per Atene 2004, Pechino 2008 e Londra 2012. Valeva una medaglia già in Cina otto anni fa in realtà, prima della delusione britannica, ma se il destino ha voluto portarla sul podio solo qui, in Brasile, per ben due volte, avrà avuto le sue ragioni.
A Barra da Tijuca un doppio trionfo (prima con Dallapé, argento, ieri da sola) di un valore altissimo, che lascia la bolzanina figlia d’arte in pace con sé stessa. Finalmente. Già ci manca. Perché non tornerà indietro, non è il tipo, avendo annunciato il ritiro immediato. Signori, quella dal trampolino 3m a Rio, chiusa con un bronzo magnifico, sofferto, sacrosanto, vinto con un capolavoro sul suo classico tuffo finale, il doppio e mezzo rovesciato, prima medaglia individuale olimpica premio alla carriera, è stata l’ultima gara in assoluto di Tania Cagnotto, la più grande tuffatrice italiana di sempre. Una sfida di nervi al Maria Lenk Acquatic Centre, con le cinesi lontane come da copione, ma sempre con la canadese Abel, quella del “regalo” di Kazan, quella che all’ultimo tuffo trema sempre, un po’ anche ieri. Tutto il contrario di Tania. Cagnotto ha battuto il suo record di punti, 372,80 piazzandosi dietro Shi Tingmao (oro) ed He Zi (argento). Impossibile fare di meglio.

INFINITA

La redenzione, qui a Rio, l’aspettavamo. Perché la Tania dell’ultimo quadriennio è stata la migliore di sempre, non solo per i risultati, ma per la sicurezza con cui ha saltato. Non lo dirà mai, ma il bronzo conquistato dal trampolino 3m era veramente la medaglia che voleva, più ancora che l’argento nel synchro con Francesca Dallapè. La storia olimpica ha accompagnato la crescita vera della figlia d’arte, al di fuori del trampolino. In mezzo il record di ori e podi agli Europei, le dieci medaglie iridate da Montreal 2005 senza fallire mai un appuntamento, l’oro di Kazan da un metro, una continuità unica, una capacità di concentrazione senza uguali, la forza nella testa prima ancora nelle gambe, che le ha permesso di raddrizzare gare all’ultimo tuffo e salire sul podio dopo preliminari e semifinali da rivedere. Come ieri. Un’agonista nata. La maturità nei salti si è accompagnata con quella nella vita e forse non è un caso. A settembre sarà moglie, dunque. Non ci sarà mai più nessuna come lei, dicevamo. A meno che. A meno non si chiami Cagnotto di cognome…