Ad Atene la grinta, a Rio la tattica. Con un filo conduttore: Tania Di Mario, presente allora, 24enne, e oggi, a 36 primavere e ovviamente in lacrime. La semifinale delle palombelle, messe a segno con precisione chirurgica e sensibilità di tocco da Garibotti (due), indiscussa women of the match, e Tabani. Russia annientata 12-9, come nel girone pochi giorni fa (allora finì 10-5). Italia perfetta, anche nell’amministrare il match negli ultimi due tempi. Dodici anni dopo e per la seconda volta nella storia, il Setterosa vola in Finale ai Giochi Olimpici, un risultato atteso e possibile dopo i bronzi iridati e continentali, a patto di evitare fino all’ultimo atto la corazzata Stati Uniti, impresa riuscita alle azzurre grazie alle tre vittorie nella fase iniziale. Venerdì 19 agosto Bianconi e compagne scenderanno in acqua per l’oro allo Stadio Olimpico del nuoto, tutto per le azzurre.

PERFETTE

Piace da morire questa squadra di Conti, un metronomo sui due lati del campo anche se fondata principalmente sulla difesa (straordinaria con “l’uomo in meno”). Squadra capace però all’occorrenza di segnare tanti gol, servire Frassinetti o chi per lei a cercare la superiorità numerica, risparmiare energie fisiche e mentali nei finali, “svuotare” le avversarie. Donna del match in semifinale, indiscutibilmente, Arianna Garibotti. La genovese classe ’89 ha firmato cinque reti, un assist e marcato anche il centroboa avversario. Di Tabani (due), Bianconi (due, entrambe su rigore), Queirolo, Radicchi e Di Mario le altre reti. Partita mai in discussione, se non nei primi due minuti, con le azzurre sotto 0-2 e poi ancora sul 4-2 Italia, quando un altro piccolo passaggio a vuoto ha portato le Russe al pareggio. Russe che hanno provato, come previsto, a sorprendere l’Italia con il pressing aggressivo in avvio e i consueti tagli dalle parti di Queirolo. Invano. Se proprio vogliamo trovare un difetto al Setterosa, diciamo che vanno evitati i cali di tensione all’inizio. Ma sono umane anche queste ragazze. Il centroboa Frassinetti si presenta davanti ai microfoni piangendo: “Sono lacrime di gioia. Voi vedete questa partita, certo, ma dietro c’è un lavoro di anni. Finale? Un solo obiettivo: vincere”. Tania Di Mario: “Alla mia età ormai mi commuovo con facilità. La medaglia? Non abbiamo fatto ancora niente. Sono fiera di essere il capitano di queste ragazze. Ho la presunzione di pensare che siano già brave da sole e quindi non avrò niente da dire loro, nonostante abbia già giocato una Finale olimpica. Il segreto è il gruppo e quello che ci diciamo prima di entrare in gara: “Solamente noi”.

SETTEBELLO

Oggi tocca al Settebello, sicuramente ispirato dalle colleghe. C’è la Serbia campione di tutto (ma non olimpica) esattamente come quattro anni fa, in semifinale. Allora vincemmo noi, ma loro sono cresciuti, tanto. Ci hanno “suonato” soronamente al Mondiale 2015, anche se qui hanno sofferto nel girone e nell’ultima amichevole pre-Rio a vincere è stata l’Italia, quella dei sette esordienti ai Giochi, quella che con la Grecia, la nostra bestia nera, nei quarti, ha trovato finalmente la quadratura del cerchio. Solidità, coscienza di pregi e limiti. Campagna, il Conte della pallanuoto per la stessa capacità di spingere il gruppo oltre le proprie possibilità, non ha dubbi: “La Serbia è la Serbia, sarà durissima. Ma sono convinto che ce la giocheremo”. Chiusura per Conti, il ct del Setterosa che domani festeggerà le duecento panchine azzurre e ha sposato… un’ex pallanuotista russa: “Medaglia già vinta? Per le feste e i ringraziamenti c’è tempo”. Tattica, dicevamo. Anche a parole.