Un legno di destra, un bronzo di… sinistra. Tranquilli, la politica non conta, la par condicio anche meno. L’Italia di Sandro Campagna, con sette esordienti in rosa e tre juniores, conquista un terzo posto clamoroso ai Giochi di Rio (all’inizio di un nuovo ciclo), e lo fa con le scelte azzeccate del ct che dopo aver chiuso al quarto posto un anno fa il Mondiale di Kazan 2015 senza nemmeno un mancino convocato (fondamentale nella pallanuoto e fonte di polemiche, allora), in Brasile ne ha portati addirittura due, che hanno fatto la differenza in acqua nella “finalina” giocando anche assieme: Nora e Gallo. Segnando quattro gol in tandem e propiziando il parziale decisivo proprio nel momento migliore dell’Italia. Un bronzo eroico, anche, perché ieri in acqua l’Italia aveva l’uomo mascherato, Aicardi (setto nasale rotto all’esordio qui a Rio) e Bodegas con un pollice “steccato” (il ct non voleva farlo giocare, ha deciso lui), fondamentale per le superiorità numeriche.

TRIONFO
Due medaglie con due squadre per la pallanuoto, otto podi (con un oro) per la FIN in quattro discipline (tuffi, nuoto in corsia, nuoto in acque libere, e “calottina” appunto, mai successo), un bilancio clamoroso a cui va aggiunto il quinto posto della squadra di sincro donne, al miglior risultato olimpico di sempre. Settebello di bronzo, dunque, anche qui il miglior risultato possibile (Serbia e Croazia sono più forti) come per le ragazze. Al termine di un torneo durissimo, forse mai così equilibrato, dove persino la Francia (mai competitiva in questo sport) è stata un osso duro da superare, per tutti. La sfida per il bronzo con il Montenegro, vinta 12-10, è risultata emozionante, equilibrata, ben diversa dal match con i serbi: con Ivovic e compagni si riesce a giocare (lo stesso vale per loro con noi) e l’Italia ha messo in acqua tutte le sue caratteristiche classiche. Velocità, movimento, tagli, contropiede, a volte il doppio centro, persino il doppio mancino, situazione tanto amata più dai croati, per esempio. Azzurri sempre avanti, Montenegro lì, attaccato, come un cozza allo scoglio. A 2’50’’ dalla fine l’Italia vola anche sul +3, ma la squadra di Gojokovic si rifà sotto in un amen. Chiude i conti l’eorico Aicardi, centroboa, con un gol quasi da metà campo (per il resto, 6 gol dai fratelli Presciutti, 1 di Nora, 3 di Gallo, 1 di Figlioli). Tempesti ha fatto la differenza con 10 parate su 20 conclusioni, Radic, suo collega, l’ha fatta in negativo (3/15). Azzurri bravi a cercare la superiorità numerica e sfruttarla (4/8), mentre il Montenegro ha fallito pure un rigore. Il “portierone” chiude con l’azzurro (non con la Pro Recco) a 37 anni, un’altra medaglia olimpica al collo (ha vinto l’oro mondiale 2011) e la consapevolezza di aver dato tutto: “Un atleta intelligente – ci dice – sa quando è arrivato il momento di farsi da parte. Meglio di così non potevo salutare l’Italia, lascio un gruppo giovane, forte. Dietro di me c’è un portiere preparato, Del Lungo. Avrebbe potuto giocare già qui e fare anche meglio del sottoscritto. Chiudo con una medaglia olimpica al collo. Sono un uomo felice”.
Come il Settebello, che non poteva essere (troppo) da meno del Setterosa (argento). Per la par condicio, dicevamo. Anche senza politica.