Peggio ancora di quattro anni fa. Uno choc. Per tutto il mondo dello sport italiano, e non solo.Alex Schwazer sarebbe risultato positivo a un controllo antidoping a inizio anno a Vipiteno, nel periodo cruciale del suo cammino verso il ritorno all’attività. La notizia è stata data per prima dalla Gazzetta dello Sport. Il marciatore azzurro era stato squalificato per uso di sostanze vietate per tre anni e nove mesi: Schwazer aveva fatto uso di Epo ed era finito al centro delle cronache a pochi giorni dalla 50 km di marcia ai Giochi di Londra del 2012. Se la positività verrà confermata, la favola del figliol prodigo crollerebbe davanti ai risultati di un test a sorpresa della Iaaf risalente allo scorso Capodanno. Le analisi hanno evidenziato un valore di testosterone 11 volte superiore alla norma. Solo il secondo test sul campione però, quello effettuato quattro giorni dopo il rientro con vittoria del 31enne di Vipiteno. Perché la prima volta, lo stesso campione, aveva dato esito negativo. E tra quel prelievo e le controanalisi, Schwazer è risultato negativo ad altri 15 test, compresi quello relativo passaporto biologico e le analisi effettuate volontariamente presso l’ospedale San Giovanni di Roma.

La notizia della presunta, nuova, positività riporta improvvisamente le lancette indietro nel tempo. Schwazer aveva deciso di riprendere confidenza con il suo mondo grazie ad un progetto rivoluzionario: per portarlo avanti si era affidato al guru dell’antidoping, a quel professor Sandro Donati che, da sempre, è stato, ed è, in prima linea contro l’uso di ogni tipo di sostanza per facilitare i risultati. «Mi hanno controllato almeno 46, 47 volte nell’ultimo anno e i risultati sono sotto gli occhi di tutti…», così l’atleta altoatesino a pochi giorni dal ritorno alle gare. Schwazer, lo scorso 8 maggio, in una gara di Coppa del Mondo a Roma, aveva tagliato il traguardo per primo realizzando il tempo necessario per ottenere il pass per le Olimpiadi di Rio alle porte (il via il 5 agosto). Dal presidente del Coni Giovanni Malagò all’ultimo degli appassionati, unanime era stato il coro di approvazione per quanto fatto da Schwazer: un percorso di riabilitazione durante la squalifica costruito alla luce del sole e all’insegna della trasparenza.

Complotto contro Schwazer

Adesso, come detto, lo choc. Chi gli è vicino, il suo staff e i suoi manager, stanno riflettendo sulle mosse da fare. «È impossibile una cosa del genere. Impossibile…», ripetono. La sensazione che filtra è quella del convincimento che qualche fattore esterno sua intervenuto per macchiare ancora una volta la carriera di Schwazer. Una trappola, insomma, che, adesso, dovrà essere dimostrata con forza: il marciatore azzurro è, o forse, era pronto a sbarcare in Brasile con la convinzione di poter lottare per la medaglia più ambita dopo tanto tempo fermo ai box. Le prossime ore saranno decisive: il caso è esploso, il mondo dello sport sotto sopra. Schwazer aveva stupito con il suo progetto e la sua trasparenza: ora tutto torna in discussione.