Due atleti in meno rispetto a Londra 2012, come numero (da 19 a 17), tanti avversari da affrontare in uno sport in cui diventa sempre più complicato primeggiare. Non è detto sia un male, per il movimento, che per decenni ha vissuto sul quadrumvirato Italia-Francia-Ungheria-Unione Sovietica come Nazioni leader, con inserimenti sempre più marcati della Germania dagli anni ’70 e, sporadici ma a volte travolgenti, di Romania, Polonia, Svezia, Spagna, Cuba, Gran Bretagna, Olanda. Oggi l’Europa resta ancora il Continente guida, ma Nazioni come Stati Uniti (soprattutto), Cina, Giappone, Corea sono al top da almeno due lustri e altre ne stanno arrivando, soprattutto dal Sud America, dal nord est africano e dall’estremo oriente asiatico.

COMPETIZIONI

Insomma, una sorta di globalizzazione irreversibile è in atto ormai anche nella scherma. L’Italia non ha abdicato al suo ruolo di Nazione leader (se non altro guida la speciale classifica degli ori, 48, e del numero di medaglie, 121, ai Giochi Olimpici, pur assente ad Atene 1896 e St. Louis 1904). Gli azzurri, è bene sottolinearlo, restano sempre forti in tutte le armi, ma anche per loro è diventato più complicato vincere: non però perché i talenti siano diminuiti (anzi), ma semplicemente perché è aumentata in maniera sensibile la concorrenza, soprattutto nel fioretto maschile. Sarà giusto non dimenticarsene in fase di valutazione dell’operato brasiliano dei nostri portacolori. Se non si vince tanto come in passato in questo momento, nella scherma, non è perché si è diventati improvvisamente scarsi, ma semplicemente perché magari c’è qualcuno più forte, qualcuno che solo qualche anno fa non era al top nella disciplina. E la partenza verso lidi (dorati) stranieri di stimati maestri e ct (Cerioni e Bortolaso in Russia, Magro in Giappone prima e Germania adesso) non ha fatto altro che agevolare il processo. Non stiamo assolutamente mettendo le mani avanti perché dall’Italia della scherma ci aspettiamo (almeno) un bottino di cinque medaglie, a Rio 2016, nonostante l’assenza, per noi pesantissima, del fioretto femminile a squadre e della sciabola maschile a squadre. Defezioni ben note.

RIO

Ciò detto, l’Italia si presenta in Brasile con 17 atleti, come ricordato, senza la squadra femminile di spada incredibilmente out nelle qualificazioni dopo essere stata n.1 al mondo fino a giugno 2015 e con ‘soli’ cinque atleti presenti tra i primi dieci del ranking individuale in tutte le armi: sono Arianna Errigo (n.1) ed Elisa Di Francisca (n.6) nel fioretto donne, Rossella Fiamingo (n.4) nella spada donne, Giorgio Avola (n.8) nel fioretto uomini, Enrico Garozzo (n.2) nella spada uomini. Premessa che in realtà dice tutto e nulla, perché le valutazioni da fare sono ben altre al netto della presenza o meno dello squadrone russo, che per ora consideriamo ancora con un piede dentro i XXXI Giochi Olimpici. Senza, gli scenari cambierebbero notevolmente. Gli azzurri ovviamente si giocano tanto nel fioretto donne, dove Errigo (due titoli Mondiali e uno Europeo più due Coppe del Mondo nel quadriennio) parte come principale favorita mentre Di Francisca ha magari subito qualche battuta d’arresto in più, ma parte per Rio con la forza e i nervi distesi di chi è campione uscente e sa come si fa. Mai toglierla dai pronostici… Deriglazova, Shanaeva (entrambe già iridate a livello individuale) più Kiefer le principali avversarie. Possibile ancora una finale Errigo-Di Francisca, che può essere però pure scontro di semifinale, mentre Errigo e Deriglazova al massimo potranno incrociarsi solo nell’ultimo atto. Restando alle donne, si parte un gradino sotto i pronostici nella sciabola individuale (ruolo di outsider che potrebbe anche giovare alle azzurre), dove le favorite restano le magnifiche quattro Kharlan, Velikaya (per loro possibile, e probabile, solo un assalto in finale), Zagunis e Kim, con subito dietro Egorian, Marton e Berder. Gregorio, due volte bronzo europeo, Vecchi (bronzo iridato individuale) e Gulotta dovranno essere pronte ad approfittare di eventuali situazioni favorevoli nel tabellone e a squadre, con Bianco, hanno qualche chance in più di puntare al podio. Bisogna crederci, non è impossibile. Nella spada femminile la nostra unica portacolori è Rossella Fiamingo, bi-iridata in carica e quindi favorita n.1 a Rio, pur reduce da una stagione senza acuti (una sola finale a otto in Coppa), ma anche nel 2015 non fece sfracelli prima di conquistare l’argento europeo e l’oro mondiale a livello individuale. Mancherà Heidemann (oro a Pechino 2008 e argento a Londra 2012), non qualificata, bisognerà cogliere l’attimo con la “testa giusta” e la calma dei più forti, tipica per altro della spadista catanese. La cinese Xu, n.1 del raking, e l’esperta rumena Popescu a nostro avviso le avversarie più pericolose, senza dimenticare estoni e coreane, la “bestia nera” di Rossella (Lagunova) e colei che le infranse i sogni da medaglia nei quarti a Londra 2012 (dove Fiamingo chiuse settima), l’altra cinese Sun, vincitrice di quell’assalto quattro anni fa per una stoccata (15-14). L’eventuale trionfo a Cinque Cerchi porterebbe la siciliana sulla stesso piano di Flessel e Nagy, ovvero le due più grandi di sempre nell’arma. Ma non corriamo troppo…

UOMINI

A livello maschile resta un’impresa trovare il favorito nel fioretto maschile, dove sì gli americani sono reduci da una grande stagione di Coppa e vantano il n.1 del ranking lo sgraziato Alexander Massialas, figlio d’arte, ma non è certo detto che vincano. Cinesi, giapponesi, britannici, tedeschi, russi, coreani, francesi e ovviamente italiani possono sognare in grande. L’Italia ha tutto per far bene, con Cassarà che prepara questa gara da quattro anni e, come Errigo, ha un solo “vuoto” in bacheca, rappresentato proprio dall’oro olimpico individuale. Chance intatte per Avola, reduce da un buon Europeo, e Daniele Garozzo, fratello dello spadista Enrico. Nessun risultato sarà loro precluso. Resta una gara imprevedibile, spettacolare, attesissima e aperta a mille soluzioni. Nella sciabola russi, ungheresi, tedeschi, asiatici e italiani sembrano avere una marcia in più, ma anche in questo caso il pronostico è aperto, apertissimo, pure a francesi e americani. Occhiuzzi, argento uscente e Montano (tutto dipenderà dalle condizioni fisiche con cui si presenterà in Brasile, in Coppa aveva vinto due prove ed era al top assoluto della forma prima di farsi operare alla spalla) oro ad Atene 2004, possono legittimamente puntare anche loro al bottino più grande. La squadra maschile di spada è attesa a un bel risultato a Rio, dopo l’ascesa irresistibile degli ultimi mesi. A livello individuale, liberi tutti anche in quest’arma: i francesi, tanto forti come team, individualmente spesso toppano sul più bello ai Giochi (vedi Jannet…); ci sono ultra quarantenni d’assalto in grado di vincere, e dall’Olanda alla Svizzera, compiendo il giro del mondo, passando per Egitto, Giappone  e Korea, tutto può veramente succedere. La certezza azzurra si chiama Enrico Garozzo, n.2 del raking e protagonista in Coppa del Mondo quest’anno. Con i compagni di squadra proverà a rinverdire i fasti non ancora troppo lontani nel tempo di Cuomo (oggi CT), Mazzoni, Randazzo, Rota e Milanoli, per tacere dei fratelli Mangiarotti, di Delfino, Pavesi e compagnia. Possibile? Eccome…