Un bambino. Il papà. E le mamme. Scene da libro cuore allo shooting centre di Deodoro con un’Italia da impazzire nel tiro (3 ori, cinque medaglie e non è finita). Gabriele Rossetti, 21enne pistoiese di Ponte Buggianese con la faccia da teenager, già bronzo iridato e oro europeo a 19 anni, figlio d’arte, scoppia a piangere dopo aver agguantato un oro meraviglioso nello skeet con percorso netto in finale e vola ad abbracciare il duo femminile Bacosi-Cainero (prime e seconde venerdì 12 nella stessa specialità) subito dopo il suo trionfo. Sembravano due madri con il figlio.

STORIE

L’Olimpiade di storie ne racconta tante, ogni giorno. Questa è tutta italiana: Gabriele, cresciuto al Tiro a Volo Montecatini ovviamente con papà Bruno, bronzo nella stessa specialità a Barcellona 1992 in una gara comunque storica (conquistata dalla cinese Zhang Shan, prima donna a vincere una gara mista individuale ai Giochi), è arrivato all’ultimo atto per il rotto della cuffia dopo una qualificazione iniziata male e poi raddrizzata con finale clamoroso. Giovedì aveva sbagliato quattro piattelli, anche per colpa di una traiettoria sospetta, ma ieri è stato perfetto. Nelle ultime due serie ha sparato un 50 su 50 guadagnandosi lo spareggio a cinque. Con un errore avrebbe perso la semifinale. Ma ha centrato 12 piattelli in fila, trovando un posto nella finale a sei. L’aspetto curioso è che per farlo ha eliminato tra gli altri Eric Delaunay e Anthony Terras, due francesi. E chi è l’allenatore dei francesi? Ovviamente il citato padre, passato dalla delusione per il ko dei suoi tiratori alla gioia tutta familiare per un titolo onestamente imprevedibile alla vigilia. Sfida d’oro con lo svedese Svensson e Gabriele ormai in trance agonistica: 16 su 16 in scioltezza. All’ultimissimo piattello, lo svedese è andato in cortocircuito, sbagliando; 16-15 Rossetti, trionfo, gloria con la sensazione che Gabriele potesse andare avanti ore senza sbagliare più.

FAMIGLIA

Freddezza da veterano, emozioni da giovane, motto semplice: “Lavorare sodo per raggiungere i miei obiettivi senza arrendermi mai. Sono stato glaciale, non ho mollato mai. Un piattello alla volta e mi rendevo conto sempre più di potercela fare. Alla fine è andata”. Gabriele, atleta delle Fiamme Oro che ha cominciato a sparare all’età di sette anni, cerca di godersi ogni momento della sua Olimpiade: “Questo è un villaggio che non dorme mai, dove convivono persone, storie e culture diverse. C’è chi fa colazione con la pizza, chi va a correre alle due di notte. Papà? In gara non ci diciamo nulla, ma è lì vicino a me e mi basta”. Bruno era raggiante: “Mi ha vendicato, ventiquattro anni dopo. Il mio orgoglio era quello di vederlo partecipare ai Giochi. Ho sognato che andasse in Finale. Fino al titolo no, non ci avrei creduto. Allora è veramente in gamba! Per me è difficile perché sto aiutando qualcuno contro mio figlio e lo faccio al meglio, però il cuore è sempre da una parte…”.  Venerdì le mamme, sabato il figlio. Bambino d’oro, nel segno di papà. Ma meglio di papà.