Tanto tuonò che piovve. Ecco scoperchiato, secondo la Wada, un sistema di doping di stato, che non fa riferimento solo a Sochi 2014 da parte della Russia. Il laboratorio antidoping di Mosca ha coperto, con l’assistenza attiva dei servizi segreti, una serie di atleti russi risultati positivi al doping durante i Giochi Olimpici invernali di Sochi nel 2014. È confermata la pesante accusa della Wada contenuta in un report di una Commissione indipendente chiamata ad indagare sulle accuse di doping di stato in Russia. Il report, 103 pagine, è stato condotto dal professore di diritto sportivo canadese Richard McLaren ed è stato presentato oggi al CIO n una conferenza stampa a Toronto.

NEW YORK TIMES

Confermate, dunque, le indiscrezioni di domenica del New York Times, con 10 Comitati olimpici nazionali – Stati Uniti e Canada in testa – che hanno chiesto al Cio di escludere la nazione Russia, e non più solo l’atletica leggera, dai Giochi Olimpici di Rio 2016 al via tra 18 giorni. Il governo russo ha operato «un sistema a prova di sicurezza dettato dallo Stato» di doping, inclusa l’Olimpiade invernale di Sochi 2014, si legge nel rapporto. Il professor Richard McLaren, che l’anno scorso ha fatto parte della commissione indipendente che ha svelato la pratica del doping e la corruzione nell’atletica leggera russa, ha detto che il programma era organizzato dal ministero dello Sport con la «partecipazione attiva e l’assistenza» del servizio segreto Fsb. Coivolti anche i Mondiali di Mosca 2013, dove con lo stesso metodo sarebbero stati scambiati dei campioni. Le accuse al laboratorio della Rusada (l’agenzia russa antidoping), sospeso lo scorso novembre a causa dello scandalo dell’atletica, partivano dall’ex direttore del sito, Grigory Rodchenkov, emigrato a Los Angeles. Questi è stato il primo a parlare, in un’intervista al New York Times, del supporto dello Stato alle pratiche dopanti, aggiungendo che almeno 15 medagliati dei Giochi invernali sarebbero risultati positivi se le urine dei test non fossero state sostituite.