La tattica o le previsioni fatte in anticipo sono una cosa, il risultato vero di una gara così tirata dipende poi da troppi fattori che non sono prevedibili e che probabilmente solo gli atleti stessi possono capire. Quella che doveva essere la versione storica dei 200sl femminili più veloci di sempre, con probabile attacco al record del mondo che resiste da sette anni, è diventata una guerra di nervi per tutte, perché la posta in palio era troppo alta e perché le tre atlete più attese avevano e hanno troppo carisma, esperienza e classe per lasciarsi sopraffare facilmente da una o dall’altra e alla fine si sono quasi annullate a vicenda. Quasi, tranne Ledecky che però non ha dominato come avrebbe voluto e si è  fatta in parte “spaventare” da Sjoestroem. Per i puristi e cronometristi, non è stata una gara fantastica, no, ma non poteva esserlo con un campo partenti simile, una condotta di gara molto diversa e una Olimpiade da vincere.

PELLEGRINI

Delusione azzurra? Sicuramente, ma più per lei che per noi. E così quella grande speranza di medaglia sui 200 metri stile libero che abbiamo coltivato per gli ultimi due anni con Federica Pellegrini svanisce nell’umida serata del 9 agosto a Rio de Janeiro, senza sapere poi bene perché. La campionessa veneta è delusa, delusissima, non sà darsi pace, si presenta davanti a taccuini e microfoni tesa come una corda di violino, la voce è quasi rotta dal pianto, ma in realtà non versa nemmeno una lacrima e riesce a mantenersi seria almeno inizialmente, poi sbotta pure dopo l’ultima domanda in zona mista, si innervosisce e se ne va. Proprio nel momento in cui Michael Phelps domina una bellissima finale dei 200 farfalla e si prende la sua ventesima medaglia d’oro ai Giochi Olimpici facendo impazzire il pubblico brasiliano. Ma cosa è successo alla veneta? Perché Federica non è riuscita a nuotare almeno 1’54”92, il tempo dell’australiana McKeon che sarebbe valso il bronzo ed era assolutamente nelle sue braccia e nelle sue gambe per quanto visto in tutto il 2016? Quale meccanismo si è inceppato? Nessuna in acqua in realtà ha fatto sfracelli, nemmeno Ledecky. Segno che il fatto di trovarsi in una finale senza necessariamente una super favorita assoluta si è fatto sentire nella testa delle ragazze. Più facile nuotare in scioltezza, evidentemente, quando sai di avere una netta superiorità sulle tue avversarie. Almeno questa è un’interpretazione.

PAROLA A FEDE

“Fa male – dice subito Pellegrini -. Il quarto posto ci poteva anche stare. Il problema è che sono stata proprio un’altra persona completamente da ieri pomeriggio. Non sto pensando alla medaglia persa o ad altro, ma alle sensazioni che ho sentito in acqua: non erano quelle delle semifinali. Per me davvero una brutta sorpresa. Per la fatica che stavo facendo pensavo di stare nuotando molto più veloce. Le sensazioni erano molto diverse. Ho dato tutto quello che avevo e purtroppo non è andata. McKeon lontana? Io vedevo solo schiuma perché di fianco a me c’erano le due che battagliavano su tutte le altre. No, non l’ho vista la McKeon, ma comunque io mi sono detta solo “Do tutto quello che ho nell’ultimo 50m, e quel che succede, succede”. Non è andata come pensavo, ma più in termini di tempo, che di risultato. E’ quello che mi lascia molto perplessa. Per come avevo nuotato la semifinale, pensavo di valere almeno sette decimi in meno. Tattica? Non ho scelto niente. Non ho retto psicologicamente? Ho 28 anni, se mi sento ancora dire che subisco la gara di testa tiro un cazzotto a tutti”. Federica Pellegrini chiude così la sua chiacchierata con la stampa, si irrigidisce e se ne va lasciando basiti tutti i giornalisti presenti. Ma la capiamo, almeno in questa circostanza, perché erano passati solo pochi minuti dalla tremenda delusione del quarto posto e per metabolizzare una gara così serve tempo. Se a Londra secondo noi era consapevole di non poter valere il podio per tante circostanze che non è il caso di ricordare ora, questa volta, dopo due anni con la stessa guida tecnica, un percorso di avvicinamento praticamente perfetto, un immenso lavoro in allenamento e ottime sensazioni fino a ieri, la sconfitta oggi fa veramente male, nonostante ci sia ancora una 4x200sl da nuotare e (forse) i 100sl. La delusione maggiore della carriera per la più grande campionessa mai espressa dal nuoto italiano, che tale rimane anche dopo questa amarissima serata brasiliana.