Troppo forti, sulla carta. Ma soprattutto brave in acqua, nel momento più importante, senza appello. Ci togliamo il cappello di fronte alle americane. La Finale di pallanuoto femminile Italia-Stati Uniti è sembrata la fotocopia (almeno per tre quarti) della semifinale maschile, con gli azzurri ad affrontare le corazzate (serbi e yankees appunto) favorite in entrambi i casi. E non c’è stata partita né da una parte, né dall’altra. Subito sotto 0-6 i ragazzi, stesso filo conduttore più o meno (1-4) per le ragazze, che però tornano da Rio comunque con il secondo posto, un grande risultato. Fa male, certo, malissimo, anche perché non ce lo siamo proprio giocato quest’ultimo atto, esattamente come il team di Campagna (ultimo tempo a parte) che domani cercherà di agguantare quello che sarebbe davvero un ottimo bronzo (sette esordienti) contro il Montenegro (ore 18 italiane). Va accettato.

CONFERMA USA

Di Mario e compagne, dodici anni dopo la vittoriosa impresa di Atene contro la Grecia, si arrendono 12-5 al team USA che si è dimostrato non solo più potente, ma anche organizzato, convinto, persino veloce visto che ci ha sorpreso due volte in contropiede, devastante in attacco, chiudendo imbattuto e vincendo tutti i match con almeno quattro gol di scarto, senza mai soffrire in nessuna partita. Gli arbitri magari non ci hanno aiutato all’inizio, può essere, ma l’Italia ha fatto anche poco per cercarsi i fischi giusti. E’ argento, insomma, il massimo risultato possibile, di grande valore per un gruppo costruito quasi da zero (Di Mario a parte, all’ultima partita della carriera, suo l’ultimo gol azzurro) fin dai Mondiali 2009 di Roma, quando in acqua c’era per esempio anche una 17enne Emmolo, oggi a segno nel terzo periodo.

CRONACA

“Mission impossible”, direbbero in America. Le nostre avversarie sono statuarie, e all’inizio pure statiche, nel senso che fanno valere il fisico muovendosi inizialmente poco. L’Italia punta sulla velocità e in attacco è tutta un “taglio” per liberare spazio. Ma è dura. Nel primo tempo la squadra di Conti (alle 200 panchine in azzurro, traguardo storico anche se amaro) parte bene in difesa, poi subisce i gol in parità numerica di Mathewson (da fuori), Neushul (su tardivo rientro azzurro), Karing (sottoporta) e Fischer (palombella). Per le azzurre segna solo Radicchi (momentaneo 1-2). Nel secondo tempo le italiane mettono il cuore in acqua, segnano sempre da fuori con Radicchi e Bianconi, ma Fattal ci tiene a distanza. Si fa una fatica immensa ad avvicinarsi alla porta di Johnson e soprattutto a creare superiorità numerica. Il terzo tempo è quello dell’addio ai sogni di gloria: Fattal, Neushul, Seidemann e Steffens ci affondano, Emmolo salva l’onore, Bianconi si fa ipnotizzare dal portiere più forte del mondo (con Gorlero) su rigore. E addio, game over. Gli Stati Uniti dilagano, in passerella. Grazie lo stesso Setterosa. L’argento è scintillante. L’età media è 26 anni, questo gruppo può arrivare fino a Tokyo 2020 sognando la rivincita. Purtroppo o per fortuna, nella pallanuoto moderna il fisico conta più della tecnica, anche se sulla vittoria americana c’è poco da dire, perché loro sanno giocare e anche bene. Le nostre atlete sono brave, ma non certo grandi e grosse. Mamme italiane, attrezzatevi…. Intanto, godiamoci questo argento, per ora va bene così.