Due giorni dopo l’operazione alla spalla (dopo l’infortunio dello scorso marzo) già tirava con il tutore. Ha fatto il possibile e l’impossibile per essere presente a queste Olimpiadi. Alla fine è riuscito a rimettersi in forma in tempo per tirare a Rio 2016, ma non abbastanza per accedere alla zona medaglie. Peccato, è stato comunque eroico, sinceramente. Aldo Montano da Livorno, 37 anni, già oro mondiale-olimpico-europeo in carriera, si è arreso agli ottavi di finale del torneo maschile di sciabola, uno dei più competitivi in assoluto nella scherma, perdendo 13-15 con il russo Kovalev, bronzo a Londra 2012 e campione mondiale nel 2014 a Kazan.

FENOMENO

Il rimpianto è grande, ma non per questa gara. Per la stagione che stava portando a termine il livornese (due tappe di Coppa vinte, sempre battendo in finale il campione olimpico di Londra 2012 Szilagy, non uno qualunque) e per l’impegno profuso nel farsi trovare ancora pronto al momento più importante. Aldo fisicamente stava bene, negli ultimi giorni era dato in crescita negli allenamenti, aveva disputato anche un buon primo turno nei sedicesimi, ma poi purtroppo ha avuto anche la sfortuna di trovare di fronte un campione, Kovalev, con il quale la sconfitta va messa in conto. Peccato solo per quell’inizio in salita, 1-6 sotto, anche se poi Montano ha saputo recuperare e anche portarsi in vantaggio. Finale tirato, con un paio di stoccate contestate dallo stesso livornese e del clan azzurro, poi la bella parata e risposta conclusiva del russo.

PAROLA DI ALDO

“Ho tirato bene, pur essendo partito molto male. Poi mi sono sciolto, ho recuperato – ci dice in zona mista il campione di Atene 2004 – sono andato anche in vantaggio. A volte capita, Kovalev non è uno scemo, è forte. E’ stato campione del mondo. Si può perdere, l’avevo anche messo in conto. Quatroo mesi di stop per me proprio quando ero in alto nel ranking mi hanno costretto a scendere in classifica e quindi a trovare subito un campione in pedana. Rode un po’, ma l’Olimpiade è l’Olimpiade. Aspetti, lavori quattro anni e poi c’è un verdetto, che a volte è così. Bisogna saperlo accettare. L’arbitro? Due stoccate erano mie. Non è amico degli italiani? E’ amico dei russi… E’ brutto, sai, a volte si pensa male. Quando ci sono queste situazioni… ti rode il culo! Ci rimani di sasso. Però è anche vero che se ti trovi in vantaggio di 3-4 stoccate, non corri nessun rischio anche se l’arbitro te ne toglie un paio. Così invece il rischio è diventato realtà. Comunque ha vinto lui, non ci sono scuse. Con Kovalev avevo già perso al Mondiale 2014, lui è una forte, senza discussioni. Veloce con le gambe, è un grande atleta. Tokyo 2020? Forever young, perché no. Se ho voglia, se i risultati vengono e guadagno il posto in squadra, mi vedrete anche là. L’importante è starci dentro bene, da competitivo, dentro la squadra. Farlo solo per esserci e basta no, grazie”.