Parola chiave: outsider. A cinque giorni dalla Cerimonia inaugurale dei XXI Giochi Olimpici dell’era moderna, i primi in Sudamerica, a Rio de Janeiro, impazza il “toto” medaglie in casa azzurra su tutti i Media italiani e nelle discussioni “social”. Normale, corretto, ci sta. E se i nomi più papabili per il podio sono noti (li citiamo quasi tutti, da Pellegrini a Paltrinieri, da Nibali a Viviani passando per Longo Borghini, da Ferrarri alle “farfalle” della ritmica, da Cagnotto a Bruni, dal Setterosa più Settebello al volley maschile, da Russo a Testa, da Errigo a Montano passando per Di Francisca, Fiamingo, fiorettisti e spadisti, da Errani-Vinci a tutti i tiratori, da Clapcich-Conti fino a Marco Aurelio Fontana) ecco che forse mai come per i Giochi brasiliani l‘Italia potrà affidarsi a una parola chiave, appunto, per sorprendere oppure deludere. L’ago della bilancia, insomma. Dal CONI si parla di dovere compiuto a quota 25 medaglie, noi teniamo il profilo più basso e in quel caso definiremo la spedizione molto positiva. Per ora ci accontentiamo proprio del minimo, comunque mai facile da raggiungere: cominciamo a conquistare sei ori per venti medaglie e poi saremo contenti di tutto quanto verrà in più.

SORPRESE

Ma qui, appunto, subentrano… gli outsider. E sono tanti in vista di Rio. Potremmo tradurre il termine con sorprese, ma la lingua italiana non rende bene l’idea come quella d’Oltre Manica, anche se il termine è in realtà ormai universale. Outsider è per noi quell’atleta, o quella squadra, non direttamente favorito/favorita per le medaglie, ma in grado di conquistarla, a patto però di sorprendere, crederci, lasciarsi trascinare dal “sacro fuoco” del successo. Ecco, attenzione perché se tanti outsider azzurri saliranno sul podio, allora la spedizione italiana potrebbe diventare da sufficiente o molto positiva a letteralmente trionfale. Ma, al tempo stesso, trasformarsi in un mezzo fiasco in caso di troppi flop. Pensateci, sono tantissimi gli outsider azzurri…

JUDO

I primi che ci vengono in mente sono i judoka: la squadra è molto giovane, certamente avrà ancora più chance a Tokyo 2020, ma tutti e sei i ragazzi si giocano almeno una carta per il podio. Elios Manzi ha solo 20 anni, ma si muove con la grinta e la “fame” di un 30enne, non ci starà a tornare a mani vuote;  Giuffrida e Gwend partono come teste di serie, Moscatt è una ripescata dell’ultima ora come fu Forciniti a Londra, che poi “salvò la spedizione azzurra”, Basile è stato medagliato agli Europei ed è l’altro uomo del futuro (classe ’94) in chiave maschile. Non hanno niente da perdere almeno a Rio, ma ci credono tutti: possono sorprendere in positivo.

VELA

Il discorso è molto simile nella vela, dove l’Italia, al di là delle campionesse iridate Conti-Clapcich nel 49er FX, ha almeno altri quattro equipaggi appunto outsider, da Bissaro-Sicouri nel Nacra 17 (al debutto) così come la veterana Tartaglini e Marrai nel laser, già protagonista a Rio come fu Eva Lechner nella Mountain Bike, capace di conquistare la prova preolimpica un anno fa. Anche lei rientra in questa categoria.

TENNIS, TIRO CON L’ARCO, PENTATHLON, PUGILATO

In questi tre sport gli outsider danno un po’ meno garanzie, ma la suggestione Fognini-Errani nel doppio misto rimane, mentre gli arcieri uomini non sbagliano un colpo da Atlanta ’96 tra individuale e squadra, anche se proprio questa si annuncia appunto come l’Olimpiade più difficile per loro da vent’anni a questa parte; Riccardo De Luca, 30 anni, sbarca a Rio in un buona forma nel pentathlon, non è tra i principali favoriti per le medaglie, ma appunto un outsider, di cui per altro non parla nessuno. Meglio così. Bronzo europeo in carica (e oro a squadre). A fari spenti per sorprendere, come il cagliaritano Manuel Cappai nell cateogira 49kg della boxe maschile?

VOLLEY

Le pallavoliste azzurre, inserite in un girone oggettivamente di ferro, vengono date per spacciate dal tutti, più o meno. E l’idea non è sbagliata, viste le recenti prestazioni agli Europei, il girone di ferro in cui sono state inserite con Stati Uniti (oro iridato) Cina (argento Mondiale), Serbia (sempre squadra ostica da battere per l’Italia), Olanda (che non abbiamo mai sconfitto negli ultimi anni) e Portorico, l’unica che sicuramente dovremmo battere. Passano le prime quattro e oggettivamente la squadra di Bonitta parte in quinta fila, risultati alla mano. Eppure. Eppure per noi può essere la più grande sorpresa italiana a Rio. E’ una compagine giovane che può avere come obiettivo Tokyo 2020, sicuramente e con più ambizioni. Ma quando punti su così tante ragazzine, affidandoti però anche all’esperienza di Lo Bianco, Guiggi, Ortolani, Centoni e Del Core, puoi aspettarti di tutto, nel bene o nel male. La squadra potrebbe implodere subito in caso di inizio negativo, demoralizzarsi, lasciarsi andare, ma pure trovarsi improvvisamente compattata nello spogliatoio dopo il caso Diouf, lasciarsi trascinare dall’entusiasmo delle ventenni e sorprendere. Uscire bene da questo raggruppamento iniziale è quasi impossibile: ci riuscissero Egonu e compagne, attenzione a quello che potrebbe poi succedere…

NUOTO, ATLETICA, GINNASTICA

Discipline nobilissime, presenti dalla prima edizione di Atene 1896. Lanciamo qualche suggestione da podio: per esempio Alessia Trost e Desirée Rossit nel salto in alto femminile. Nessuna delle due è sembrata in grande forma nelle ultime esibizioni, anzi. Ma appunto di outsider stiamo parlando: la concorrenza non è straordinaria come in altre occasioni. Fondamentale crederci, la teoria per ora non le dà in zona medaglia. Ma è teoria. Altre suggestioni: Libania Grenot nei 400m piani, anche se in realtà l’obiettivo vero è la finale, Antonella Palmisano nella 20km di marcia (quinta all’ultimo Mondiale). Nel nuoto gli outsider si chiamano Detti (un agonista nato) su 400 e 1500sl, Dotto sui 100sl e con la 4x100sl, la 4x200sl donne e la stessa Pellegrini sui 100sl. Qualcuno il “botto” lo farà. La suggestione più grande, però, e sarebbe probabilmente (ameno per noi) la medaglia più bella, oltre a quella già citata della pallavolo femminile, arriva dalla squadra di ginnasta artistica sempre in rosa, finora una sola volta sul podio ai Giochi, quasi cento anni fa: obiettivo finale anche qui, dopo il settimo posto di Londra 2012 e il quinto degli ultimi Mondiali per Fasana e compagne. Per il podio servirebbe un miracolo, ci piace comunque pensarlo alla portata di una squadra grintosa e che rischierà il tutto per tutto in ogni esercizio fin già dalla qualificazione. All-in, o flop o top. Mentalità che ci piace… ovviamente con tutti i rischi del caso.

Suggestioni terminate e ne abbiamo contate ventiquattro, considerando appunto quei nomi che non partono inizialmente con il favore del pronostico per una medaglia. Ecco, ribadiamo il concetto: saranno loro il vero ago della bilancia in chiave italiana. O top o flop o risultato nella media. Outsider, tocca a voi sorprenderci…