Non sappiamo ancora se la batteria della gara individuale nei 100sl sia stata l’ultima gara della gloriosa carriera di Filippo Magnini. E’ possibile, probabile, ma il tempo degli annunci non è ancora arrivato per l’attuale fidanzato di Federica Pellegrini. Peccato non averlo potuto ammirare nelle finali con la 4x100sl e la 4x200sl; è stato risparmiato in entrambi i casi, ma la squadra ha sempre subito la stessa sorte: prima delle escluse al mattino. Sicuramente è stata l’ultima apparizione olimpica del nuotatore Pesarese, come da lui stesso annunciato all’Harbour Club di Milano un mese fa circa. L’esordio risale ad Atene 2004, quando fu quinto nei 100sl e di bronzo, unica medaglia a cinque cerchi, con la 4x200sl. A Pechino 2008 arrivò da campione mondiale in carica, ma l’avvento dei costumi gommati gli precluse ogni possibilità di podio.

CAPITANO

Se dovesse annunciare il ritiro, lascerà un’eredità pesante e non solo in acqua. Filippo è stato un professionista serissimo, un grande lavoratore, un uomo squadra magari non sempre a parole, con qualche uscita infelice qua e là, ma sicuramente con l’esempio: sia durante gli allenamenti che in gara, quando chiudeva le staffette con la sua caratteristica rabbia agonistica che tante soddisfazioni ha portato a lui e all’Italia. Uno degli ultimi esemplari di stile liberista puro, più tecnico che potente, in grado di chiudere con un rush finale irresistibile senza essere un Manoudou fisicamente, tanto per capirci.

CAMPIONE

Quel suo trionfo iridato nei 100 stile libero a Montreal, nella notte italiana, in 48’’12, allora secondo tempo mai nuotato al mondo dietro il fantascientifico 47’’84 di Van den Hoogenband, davanti ai sudafricani Schoeman e Neethling, rimane una pietra miliare del nostro nuoto, ancora di più del bis mondiale di due anni dopo a Melbourne, ex aequo con il canadese Hayden, nel solco della tradizione aperto da Giorgio Lomberti. Perché ottenuto nella gara regina, perché primo italiano in grado di compiere un impresa simile, perché ha saputo essere competitivo tra 100 e 200sl a lungo, riempiendosi di medaglie tra Europei (tre ori sui 100sl) e Mondiali, vasca corta e lunga, mettendoci soprattutto sempre la faccia, nel bene e nel male, facendo inoltre da trait d’union tra la generazione di Vismara e Fioravanti e quella dei Dotto, dei Leonardi, dei Santucci.

CUORE

Vero che Filippo Magnini non è stato sempre apprezzato da tutti i compagni di squadra come capitano rispetto agli “storici” Vismara, già citato, Brembilla o Rosolino; vero anche che l’abbiamo sentito fin troppe volte ripetere come un mantra un concetto per altro vero, al grido di “quello che ho fatto io non l’ha fatto nessuno nel nuoto italiano”. Ma di Filippo ci piace ricordare la sua voglia di spendersi per la staffetta e insistere con il nuoto di alto livello fino a 34 anni, risultando con il tempo meno competitivo a livello individuale, ma sempre indispensabile nella prova a squadre, al di là dei tempi stagionali o dello stato di forma. Andate a rivedervi le ultime gare della 4×100 stile libero a medaglia e date un’occhiata ai singoli parziali: quasi sempre “Re Magno” ha timbrato comunque il crono più veloce lanciato, pur essendo quasi un “papà” per i compagni di squadra ben più giovani. In tutte le situazioni, da vincente o clamorosamente perdente, vedi Pechino 2008, si è sempre presentato davanti a taccuini e microfoni, sempre, cosa che, ve lo garantiamo, non fanno molti atleti del suo livello quando subiscono una pesante delusione. In questo ricorda Buffon, il capitano della Nazionale azzurra di calcio. Certo, molti penseranno che abbia tirato le cose in lungo forse un po’ troppo, ma in realtà non è esattamente così, basta ricordare la sua zampata vincente nell’ultima frazione della staffetta 4x100sl argento ai Mondiali di Kazan, dopo le clamorose eliminazioni di Australia e Stati Uniti in batteria. Il suo ultimo grande momento top. L’unico vero rimpianto della sua carriera è legato al prepotente arrivo sulla scena dei costumi gommati, che tanti danni hanno fatto a questo sport, impedendogli probabilmente di lottare per una medaglia ai Giochi di Pechino 2008, quando era ancora tra i più forti al mondo individualmente. Il suo stile e la sua taglia, non certo quella dell’oro olimpico Bernard, mal si conciliavano con i nuovi modelli, poi giustamente tolti dalla scena dal 2011. Quando ormai era troppo tardi per Filippo. Peccato.