Tanto è già stato scritto e detto, in alcuni casi (vedi il virus Zika) creando un panico sproporzionato rispetto al reale problema. Si parte da un concetto: sono i primi Giochi sudamericani della storia, si esplora un Continente quindi inedito da questo punto di vista, con i pro e contro del caso. Tante le storie da raccontare prima del via, mentre Karate, Arrampicata, Skateboard, Baseball/Softball e Windsurf stanno per approdare (o tornare) alle Olimpiadi, fra quattro anni.

TEMPO

Saranno intanto Giochi Meteorologicamente complessi, diversi. Potranno riservare sorprese. Perché innanzitutto, rispetto alle ultime edizioni, avremo temperature più basse, in Brasile è inverno. Alcune competizioni sono all’aperto, come quelle acquatiche, quindi il clima può incidere. Poi c’è un problema di orari. Gli atleti dovranno abituarsi a fare le ore piccole, non solo gli spettatori. Molte finali sono a tarda serata. Infine ci sarà un problema di luce: nelle ore del pomeriggio comincerà il crepuscolo. Non sono aspetti da sottovalutare.

NOVITA’

Le 5.130 medaglie che andranno al collo dei migliori atleti a Rio sono le più eco-friendly nella storia dei Giochi. Prodotte nella Casa da Moeda do Brasil, la Zecca di Stato, a Santa Cruz, pesano 500 grammi ciascuna e, nel caso di quelle d’oro, sono completamente prive di mercurio; quelle d’argento e di bronzo sono state realizzate per il 30% con materiale riciclato. I processi di estrazione e raffinazione sono avvenuti nel rispetto di criteri ambienti e di diritti del lavoro. Anche i cordini sono “sostenibili”, fatti al 50% da Pet riciclato. Attenzione al podio, poi: nel Paese del samba, tre diversi stili di musica si alterneranno per le premiazioni di Rio. Secondo il tipo di sport considerati classici (scherma o equitazione, per esempio), pop (bmx) e cool (beach volley), per esempio. Le medaglie verranno accompagnate dal ritmo mentre l’atleta salirà sul podio per ricevere la medaglia.

STORIE

Prima ancora di iniziare, si potrebbe scrivere un romanzo. Intanto, nella squadra britannica di pugilato un peso mosca porta un nome e un cognome piuttosto impegnativi, Muhammad Alì, scelto e voluto dal padre il 20 luglio 1996, ovvero il giorno dopo l’apparizione pubblica del “vero” Alì impegnato davanti al mondo (e già gravemente malato di Parkinson), come ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Atlanta. Poi ecco la storia di Zahra Nemati, portabandiera della Repubblica Islamica d’Iran, in carrozzina, paralizzata dalla vita in giù. Arciere, oro alle Paralimpiadi di Londra 2012, a Rio sfiderà i normodotati, lei che da giovane era una stella del taekwondo. Il 26 dicembre 2003 un terremoto ha sconquassato la città di Bam, dove viveva: 26.271 morti, Zahra travolta da un crollo che le ha spezzato la spina dorsale, lasciandola però viva. Da allora usa una carrozzina. Nel 2006 ha scoperto il tiro con l’arco e ha scoperto anche di avere talento. Nel 2012 a Londra è diventata la prima iraniana oro ai Giochi. Lo scorso anno ha vinto l’argento ai campionati asiatici conquistando la qualificazione per Rio, tirando contro atleti in piedi. Una favola.

YUSRA

Come quella di Yusra Mardini, 18enne siriani, portabandiera dei rifugiati. Gareggerà nei 200sl di nuoto, la specialità di Federica Pellegrini. Farà parte appunto di una squadra “speciale” che il CIO ha deciso di ammettere alla manifestazione più importante al mondo. Lo scorso anno, insieme alla sorella Sarah e ad altri due connazionali, Yusra ha spinto per più di tre ore e per molto chilometri, nel freddissimo Mar Egeo, un barcone in avaria con a bordo venti persone, fino alla spiaggia dell’isola di Lesbo. Il motore si era arreso al destino, ma per lei sarebbe stato vergognoso morire annegati. Non solo: Yusra e Sarah durante la traversata avevano dovuto abbandonare in mare le scarpe per poter essere più agili e così a piedi nudi hanno intrapreso la rotta balcanica per la Germania dove, dopo aver attraversato Macedonia, Serbia e Ungheria, sono arrivate esauste, ma salve. Il resto è cronaca di sport: il sogno di Mardini è stato abbracciato da una charity tedesca e dall’allenatore di nuoto Sven Spannekrebs.

MAMMA

Josefa de Souza, semplicemente Fabìola, i suoi Giochi li ha già vinti prima ancora di cominciare: palleggiatrice brasiliana, 33 anni, vice della titolare Dani Lins, aveva gettato nello sconforto il ct Zé Roberto (oro con i maschi nel 1992 e poi con le ragazze nelle ultime due Olimpiadi, scudettato in Italia con Pesaro femminile) quando gli aveva comunicato che era rimasta incinta qualche mese fa. Annah Vitoria, sua figlia, è nata il 19 maggio, con un nome che è tutto un programma. Per Fabìola sembrava dunque impossibile essere in campo nella squadra che difenderà al Maracanazinho i due ori vinti a Pechino 2008 e Londra 2012. E invece ci sarà. A dividersi i compiti di mamma e atleta, in una delle discipline più amate dal pubblico brasiliano. E’ tornata ad allenarsi a metà giugno e in un mese e mezzo, lavorando molto duramente, è riuscita a ritrovare la forma giusta. Tutta la famiglia si è mobilitata per rendere possibile il sogno di mamma Fabìola, che allatta la piccola al termine degli allenamenti. Durante le gare però la piccola lascerà tranquilla la mamma e starà con i nonni e il papà. Una famiglia unita nel nome del volley.

KOSOVO

A Rio sarà la favorita n.1 nel judo, categoria 52kg, Majilinda Kelmendi, di etnìa albanese, 25 anni, portabandiera del Kosovo, per la prima volta ai Giochi. Ha vinto due titoli mondiali e due europei, ma ha gareggiato pure per l’Albania, per esempio a Londra 2012, quando il Kosovo non rientrava ancora nel consesso olimpico. A Rio de Janeiro, nel 2013, vinse il primo dei suoi due Mondiali, questa volta per il Kosovo, appena riconosciuto dalla federazione internazionale judo. Ora finalmente potrà difendere i propri colori anche a Cinque Cerchi.

VOLONTARIA

Isotta Rodriguez Pereira, infine, 22 anni, studentessa a “La Sapienza”, è nata a Roma, vive tra Casal Palocco e i Parioli, ma si considera brasiliana. Romeo Rodriguez Pereira, il carabiniere eroe che dopo l’8 settembre del 1943 combatté l’esercito del Terzo Reich alle Fosse Ardeatine (venne poi fucilato il 24 marzo 1944), è il prozio. Il papà, Romeo pure lui, era sbarcato alla vigilia della Prima Guerra Mondiale da San Paolo a Napoli per studiare musica e qui era rimasto per amore, dopo aver sposato un’italiana. Isotta, dopo due anni di test, selezioni, esami, ce l’ha fatta: non sarà atleta perché non lo è, ma volontaria alle Olimpiadi nella “sua” terra, il Brasile. In nome della famiglia.