Un tatami giallo nel colore, azzurro nel cuore, che porta in dote il duecentesimo storico oro italiano ai Giochi e un altro argento. Meraviglioso. E il bello è che ce lo avevano anche detto, con convinzione, senza tatticismi e superstizioni di sorta, proprio tre giorni fa al Villaggio olimpico: “Obiettivi? Noi siamo a Rio per vincere. Tutti. Siamo giovani, affiatati, convinti, grintosi. Non ci considera quasi nessuno, ma combattiamo per noi stessi e per i nostri sogni, non per essere conosciuti e famosi. Poi in caso di medaglia, ben vengano anche le interviste”. Parole profetiche quelle di Odette Giuffrida, classe ’94, da Roma 21 anni, e Fabio Basile, piemontese nato solo 5 giorni prima di lei, che ieri di chiacchierate ne hanno dovute concedere davvero tante perché hanno probabilmente regalato al judo italiano la giornata più bella della sua (gloriosa) storia.

J…UFRRIDA

Odette, che adesso chiameremo… Juffrida, con la J lunga, pratica il judo da quando ha sette anni, appassionata di cinema e fotografia, oro europeo cadetto, è stata… semplicemente sé stessa sul tatami della splendida (perché i brasiliani amano questo sport e sono anche forti) e ribollente Carioca Arena 2: aggressiva, grintosa, decisa, sempre con judo d’attacco dall’inizio alla fine per mettere in difficoltà le sue avversarie. Prova straordinaria nei 52kg, proprio la categoria che a Londra diete all’Italia l’unica medaglia della spedizione, con la ripescata Rosalba Forciniti, oggi mamma. Odette, che potrà crescere ancora tantissimo in ottica Tokyo, ottava nel ranking mondiale e dunque direttamente agli ottavi, si è imposta prima sulla tedesca Mareen Kräh con cui aveva duellato tutta la scorsa stagione (cinque incontri, due vinti) con uno Yuko di Sukui Nage e poi ha compiuto il capolavoro nei quarti contro la fortissima rumena Chitu, n. 2 al mondo con uno Yuko messo a segno con uno splendido de Ashi Barai. Giunta all’atto finale dopo aver sconfitto la cinese Ma Yingnan per shido, si è poi arresa senza rimpianti alla più forte di tutte, la portabandiera kosovara Majlinda Kelmendi, principale favorita che vinceva per Yuko amministrando poi l’incontro e regalando un oro storico (il primo) al suo paese. Argento splendente per Odette.

FENOMENO

Alle 22.35 italiane ecco il capolavoro (primo trionfo italiano dopo il commovente Pino Maddaloni a Sydney 2000) compiuto dal suo “gemello” Fabio Basile, nella categoria 66kg, rivelatosi travolgente sul Tatami dove praticamente ha “schienato” tutti per Ippon, compreso il numero 1 del ranking e campione iridato in carica, il coreano An Baul, annichilito, per una gioia da impazzire, considerato anche l’età del protagonista. Fabio è un cavallo pazzo, è l’ultimo prodotto della Akiyama di Settimo Torinese, una delle società di judo più vincenti d’Italia, anche se attualmente gareggia per l’Esercito. La sua crescita imperiosa, che lo ha portato a lottare per le medaglie già alla prima Olimpiade, ha avuto l’apoteosi nel 2016, con il bronzo agli Europei senior di Kazan e altri piazzamenti importanti, che gli hanno consentito di scalare il ranking e di qualificarsi nei 66 kg a spese di Elio Verde, uno dei big azzurri della precedente generazione. Mina vagante, ha lavorato splendidamente sulle prese facendo muovere sempre il suo avversario in finale, con una condotta da veterano dopo aver superato tutti gli avversari più forti. Duecento giorni così. Sipario. E lacrime.