E’ la prima spadista italiana in grado di raggiungere una finale olimpica da quando quest’arma è stata introdotta ai Giochi, cioè da Atlanta 1996. Una medaglia a Cinque Cerchi vale una vita sportiva, è un risultato sempre e comunque storico e assolutamente positivo. A maggior ragione in questo caso, visto che mai un’azzurra era salita sul podio olimpico nella spada, da sola (ci fu l’argento a squadre vent’anni fa con Uga, Chiesa e Zalaffi). Resta certo l’amaro in bocca per come è andato l’ultimo atto per l’oro e per il fatto che Rossella Fiamingo da Catania, classe 1991, avrebbe assolutamente meritato questo trionfo dopo due titoli mondiali conquistati e dopo aver raggiunto la terza finale consecutiva importante a livello individuale in tre anni. Peccato, ma grazie lo stesso per le emozioni incredibili regalate oggi, Rossella, e adesso spiegheremo perché.

PENSIERI POSITIVI

L’oro della spada individuale femminile, riassumendo, va a un’assoluta campionessa che risponde al nome di Emese Szasz, ungherese, in grado di rimontare sotto 11-7 e battere appunto in finale la nostra portacolori, che comunque conquista la prima medaglia della spedizione italiana a Rio, nel giorno delle delusioni (in parte) firmate Zublasing, Nibali (per sfortuna), arco maschile a squadre e judo. E’ anche il primo podio olimpico di Rossella Fiamingo, ancora relativamente giovane per lo sport che pratica e per l’arma in cui tira, dove anche ultra quarantenni vanno a conquistare titoli mondiali (vedi Geza Emre nel 2015…). L’ungherese, va detto chiaramente, non ha rubato nulla ed è una degnissima vincitrice dell’oro olimpico. Tra l’altro porta a compimento la sua redenzione, dopo tre medaglie iridate conquistate, ma nessuna d’oro. Negli ultimi due lustri è sempre stata protagonista assoluta della spada, tra Coppa del Mondo e grandi manifestazioni, e il suo nome nell’albo d’oro a Cinque Cerchi non stona di sicuro. Il bronzo è stato conquistato dalla cinese Sun, che battuto 15-13 nella “finalina” la francese Rembi.

GARA

Le sorprese come sempre non sono mancate in quest’arma, con le russe fuori tutte già al secondo turno, mentre ai sedicesimi di finale ha salutato la numero uno del ranking nonché principale favorita della prova odierna, la cinese Xu Anqi, per mano della francese Candassamy. Nella parte bassa del tabellone fuori n fretta anche Lagunova, la campionessa uscente Shemyakina e la rumena Gherman, mentre Nathalie Moellhausen, milanese che tira per il Brasile, si arrampica fino ai quarti di finale, prima di arrendersi alla Rembi. Nella parte alta del tabellone i pronostici e le teste di serie vengono rispettati almeno da Besbes e Fiamingo, ma non da Ana Maria Branza sposata Popescu, la terza co-favorita, che si fa sorprendere dalla coreana Choi. Quanto a Fiamingo, l’azzurra ha tirato bene, a tratti benissimo, ma forse non proprio al top delle sue possibilità e pensiamo a certe fasi iniziali dei primi assalti, complicate, e al black out totale sul più bello nella Finale. Altrimenti avrebbe vinto l’oro. Rossella ha battuto la canadese Mackinnon ai 16esimi per poi affrontare solo asiatiche fino all’ultimo atto, asiatiche storicamente indigeste per la loro “misura” particolare e la schema principalmente difensiva: prima Kong, negli ottavi, poi l’ostica coreana Choi, nei quarti, superata in rimonta. Infine, ecco il capolavoro in semifinale con la cinese Sun, avanti anche di cinque stoccate e soprattutto 11-8 a ventinove secondi dalla fine: lì Rossella si è travestita da Vezzali, ha rimontato, raggiunto il minuto supplementare per poi infilare l’avversaria di giustezza. Fiamingo si è anche lasciata andare poiva un’esultanza atipica per il suo modo di tirare, caricando e aizzando la folla. La finale con la Szasz non ha avuto storia fino al 7-11 Fiamingo. Sembrava fatta, Rossella tirava benissimo, con sicurezza e poi si è persa, al cospetto però di una campionessa che non ha mai mollato ed è rimasta concentrata e solida fino all’ultimo. Tecnicamente un ultimo atto assai interessate, con l’ungherese che vanta una scherma completa come l’azzurra. Tanto di cappello Emese, te lo meriti come premio a una carriera sempre costante e di altissimo livello.

Lo avrebbe meritato anche Fiamingo, ovviamente, come detto. Forse anche di più. Appuntamento a Tokyo 2020?