Un flash, come per le sciabolatrici. Quando vedi un’atleta italiana piangere per una medaglia sfumata di poco, proprio lì, davanti a te, soffri quanto lei. Nel caso specifico di più, perché le schermitrici (tranne, immaginiamo, Ilaria Bianco) avranno molto probabilmente un’altra chance, mentre Vanessa Ferrari chiude qui la sua carriera. Sfortunatissima ai Giochi, non solo per i due quarti posti al corpo libero che hanno segnato le edizioni di Londra 2012 (un furto a mano armata) e Rio 2016, ma anche perché non è mai riuscita ad arrivare all’appuntamento più importante al top fisicamente, cominciando da Pechino 2008. La “Farfalla di Orzinuovi”, quella di Aarhus 2006 e Stoccarda 2007, cioè dell’oro e del bronzo iridato All Around (unica italiana a riuscirci), purtroppo non si è più vista in pedana e non per colpa sua.

GARA

Morale, la “cannibale”, suo secondo soprannome, chiude con un altro quarto posto la finale di specialità al corpo libero, dove Erika Fasana finisce sesta migliorandosi rispetto alla qualificazione. Bravissima. Questa volta il verdetto su Vanessa, tremendo per una campionessa che meritava il podio a Cinque Cerchi, va accettato. Se quattro anni fa la giuria ci aveva messo lo zampino, questa volta non c’è nulla da recriminare. Straordinarie le due americane Biles (15.966, per noi la donna dei Giochi in assoluto) e Raisman (15.550 con 8,9 di esecuzione, troppo basso per impensierire la regina), oro e argento, e meritevole anche la britannica Amy Tinkler (14.933), che pesca l’esercizio della vita proprio a Rio, per il bronzo.
Nulla da dire, onestamente. Anche se fa male. Avevamo sperato fino all’uscita conclusiva, perché Vanessa, all’ultima gara della sua fantastica vita sportiva, ha sorpreso ancora una volta dopo tanti mesi di stop per l’ennesimo guaio fisico, fino ad arrivare a un 14.766 che la lascia a due decimi dal podio, condannata probabilmente dall’atterraggio abbondante in quell’ultima diagonale, un doppio carpiato indietro che termina con un saltello di troppo. La parte artistica è stata buona, ma non è bastato. Serviva un’impresa sportiva oltre le possibilità umane dell’attuale Ferrari.
Non piangere, Vanessa. Sei stata la più grande campionessa mai espressa dalla nostra ginnastica. Un “titolo” che rimarrà per sempre. Per questo non serve la medaglia olimpica.