Lo si era detto più o meno in tutte le salse: la prima settimana, ma soprattutto il weekend iniziale, sarà fondamentale in ottica medagliare azzurro. E dopo quarantotto ore di gare negli infiniti chilometri delle quattro sedi a Rio, siamo qui ad asciugarci le lacrime: lo facciamo nell’umidità di Copacabana, nell’odore di cloro a Barra, nel profumo di tatami azzurro alla Carioca Arena 2 e in mezzo alle luci stroboscopiche di quella numero tre, dove si tira di scherma. Persino inutile dire “Che giornata italiana, ragazzi!”, ma lo urliamo a squarciagola. Che giornata italiana, ragazzi! Soprattutto dopo la sfortuna di Nibali e la mezza beffa di Rossella Fiamingo nel giorno d’apertura, pur coronato da due allori. Aspettiamo i tiratori, ma arriveranno. E per un istante ci godiamo anche il secondo posto nel medagliere. Per un solo istante.

FESTA A CASA ITALIA
In questo sette agosto 2016 che ricorderemo a lungo le medaglie sono state cinque e ribadendo le nostre previsioni fatte alla vigilia, ovviamente non più modificabili (nove ori, ventisette medaglie) c’è addirittura da stropicciarsi gli occhi, perché… siamo sopra il par. Nello sport moderno, vale per molte discipline, la cosiddetta “fame di vittoria”, quella grinta che ti permettere di andare oltre i tuoi limiti, forse vale ancora di più delle qualità tecniche, tattiche, fisiche, certo fondamentali, ma che da sole non bastano per calcare il podio olimpico nel “nervoso” mondo moderno. Serve la testa, insomma, da campione, ma pure la voglia di “sbranare” gli avversari. Ecco, gli azzurri hanno dimostrato di averla, a partire da Fabio Basile e Odette Giuffrida, che hanno confermato con i fatti quel “siamo qui per vincere” sparato alla vigilia in mezzo a tanto scetticismo. Ma se ci credi, nello sport puoi ottenere risultati insperati o superiori persino alle tue possibilità. Daniele Garozzo, fratello di Enrico impegnato martedì nella spada, doveva essere il fiorettista del futuro come proprio Basile nel judo, quello buono insomma per Tokyo 2020, ma ha voluto bruciare le tappe, hic et nunc, qui e ora, diventando il nono azzurro a vincere l’oro in quest’arma a livello individuale, il primo vent’anni dopo Alessandro Puccini ad Atlanta 1996. Con la classe del fratello e sicuramente meno potenza dell’americano Massialas. Numero uno del ranking, sì, fortissimo, sì, ma uno così sgraziato, perdonateci la battuta, non poteva essere il successore di gente come Smirnov, Numa, Cerioni, Omnes, Kim e compagnia…

REDENZIONE
I tuffi sono uno sport importante per Eurosport, abbiamo raccontato spesso delle imprese di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, accompagnate fin dal primo oro europeo a Torino 2009 su tutti i podi del mondo, tranne che su quello più importante, a Olimpia. Le due gemelle azzurre si sono prese oggi quel che meritavano da sette anni, ma questa volta non avevamo dubbi: erano troppo in forma per poter cedere ancora al destino e l’argento le ripaga di tutto. Redenzione per loro, redenzione per Elisa Longo Borghini, che sfrutta il lavoro di squadra, gioca al meglio le sue carte, insomma disputa la gara perfetta, come un anno fa ai Mondiali, ma da quarta che era, allora, questa volta agguanta un bronzo pesante, su un percorso durissimo, con salite toste e discese, parola del presidente Federale, ancora più difficili, soprattutto quella di Vista Chinesa. Eravamo a Copacabana, abbiamo toccato con mano un quartiere ben diverso da Barra Da Tijuca, più ricco, possibilmente ancora più caotico, ma con un entusiasmo per i ciclisti che non si era visto troppo in giro in altri siti di gara. Qualcuno si ricorda del Mondiale di San Cristobal ’77, vinto da Moser in Venezuela, ma a due passi dalla foresta Amazzonica? Ecco, il percorso del ciclismo a Rio è qualcosa di magico: partenza e arrivo sulla spiaggia più famosa del mondo, e poi un ottovolante fatto di lagune, scogliere, montagne, pianura e poi ancora una foresta pluviale, da dove è sbucata la figlia d’arte della fondista Guidina Dal Sasso, appunto Elisa Longo Borghini, per agguantare un bronzo di gambe e tattica, lei, grande passista e brava in salita, ma “ferma” in volata. Squadra perfetta, capitana perfetta.
Cinque medaglie oggi, il duecentesimo oro è arrivato ed è già stato superato. Calma e gesso, perché fino a domenica prossima l’Italia avrà le sue discipline di punta e poi probabilmente raccoglierà le briciole nei secondi sette giorni, sperando non sia così. Ma intanto lo gridiamo: duecento ori e duecento di questi giorni.