La lettera chiave è la “B”. Una in meno nel cognome, un bronzo in più al collo; magnifico, inatteso, conquistato con una condotta di gara perfetta, da canottieri navigati. Giovanni Abagnale con la grande famiglia del canottaggio italiano non è nemmeno lontanamente imparentato, ma è cresciuto nel Circolo Nautico Stabia, proprio quello di Agostino (oggi presidente federale), Carmine e Giuseppe Abbagnale, loro si con due “B”. Poco più di un mese fa è diventato il compagno ideale, nel due senza (un solo remo a testa), di Marco Di Costanzo, napoletano di città, campione del mondo nel quattro senza un anno fa, ma spostato su questa barca all’ultimo respiro nel ritiro pre-olimpico di luglio, dopo la squalifica di Niccolò Mornati che pure aveva qualificato l’armo con Capelli ai Mondiali del 2015.

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Una classica storia tutta azzurra già vista più volte e anche quattro anni fa a Londra, quando Alessio Sartori e Romano Battisti, accoppiati all’ultimo in un armo che nessuno considerava, salvarono la spedizione con l’argento nel due di coppia. Ecco, la storia qui è simile anche se tutto nasce da una squalifica per doping non esattamente da celebrare. Il ct La Mura però ha visto giusto, perché Abagnale e Di Costanzo hanno trovato l’intesa subito a Rio fin dalle batterie, per poi entrare in finale con autorevolezza. Hamish Bond ed Eric Murray, i neozelandesi d’oro, non si potevano battere, ma gli azzurri, secondi ai 500 metri, sono saliti poi a 39 colpi al minuto negli ultimi 1000 e con un finale al cardiopalmo hanno stroncato la resistenza del forte armo britannico. L’ultima medaglia azzurra in questa specialità risaliva addirittura a Londra 1948 (Fanetti-Boni, bronzo). Quarti posti senza rimpianti per il due di coppia (Battisti-Fossi) e il quattro senza pesi leggeri (Ruta-La Padula-Goretti-Oppo). Oggi sogniamo con il quattro senza senior, iridato in carica, in affanno però nelle semifinali. Australia favorita.
“Siamo felicissimi – dice Di Costanzo in uno scenario incantevole con la spiaggia di Ipanema alle spalle – non era per niente facile anche a causa delle condizioni qui a Lagoa, con il vento contro dall’inizio alla fine. Abbiamo dimostrato di essere due giovani con la testa da campioni”. “Ci siamo ritrovati quarti per qualche istante – aggiunge Abagnale – ma non ci ho pensato per più di un secondo. Battere la Gran Bretagna è un’impresa”. Giovanni saluta, sorride, deve sempre ricordare che lui di cognome fa Abagnale, con una B sola. La stessa di bronzo…