Terza medaglia dalla scherma italiana ai Giochi e altro urlo strozzato in gola. Elisa Di Francisca da Jesi, 34 anni, doppio oro a Londra 2012, si arrende per una stoccata alla russa Deriglazova nella finale del fioretto femminile, curiosamente con lo stesso punteggio (11-12), con cui quattro anni fa aveva sconfitto Arianna Errigo al minuto supplementare.

GARA

Ancora una volta la fuoriclasse jesina ha tirato fuori il meglio di sé nel momento più importante, dopo un quadriennio meno glorioso del precedente pur se ricco comunque di soddisfazioni, soprattutto agli Europei. Ma riuscire a centrale due finali olimpiche consecutive in quest’arma è comunque impresa da Vezzali, anche se poi il risultato non è stato soddisfacente. Nel cammino verso l’ultimo atto la jesina ha sofferto solo in semifinale, contro una Boubakri sempre più in crescita, poi capace di conquistare anche il bronzo a spese della Russa Shanaeva. Nel giorno del flop di Arianna Errigo, le altre principali protagoniste (Di Francisca appunto, Deriglazova e Shanaeva) non hanno sbagliato, dandosi appuntamento, come previsto, in semifinale. Nella parte bassa del tabellone derby tutto russo Deriglazova-Shanaeva, dominato in maniera imprevedibile (non per il successo, quanto per l’andamento dell’assalto), da Inna, che ha subìto solo 3 stoccate.

ULTIMO ATTO

Finalissima tra un’italiana e una russa, ampiamente scontata. Forse molti si aspettavano Arianna Errigo e invece Elisa, dimostrandosi campionessa assoluta, è riuscita a disputare probabilmente la gara migliore dell’ultime due stagioni, pur tra alti e bassi, quanto meno mentalmente, proprio quando contava di più, reggendo la pressione, con la leggerezza di chi ha comunque già vinto tutto in carriera. La jesina è partita bene in finale, andando avanti 3-0, per poi subire un clamoroso parziale di 7-0. Deriglazova controllava la situazione, tirando comunque come nelle sue possibilità, fino al 12-7 a 29” dalla fine, quando sembrava oggettivamente tutto finito. Elisa però, memore forse della rimonta effettuata sulla stessa Inna a Strasburgo 2014 nella finale a squadre (sette stoccate in meno di un minuto e poi vittoria al minuto supplementare) riusciva clamorosamente a risalire sull’11-12 a due secondi dalla fine, troppo pochi per piazzare poi anche la “botta” del pareggio. Oro Deriglazova, meritato anche se con il fiatone, argento Di Francisca, comunque meraviglioso, bronzo Boubakri.Deriglazova chiude il cerchio di una carriera favolosa: ha conquistato il titolo mondiale cadetti, junior, senior, l’oro europeo e olimpico a livello individuale. Si poteva battere, ma non ruba nulla, anzi, è una degnissima vincitrice del titolo olimpico. Vent’anni dopo Atlanta ’96, quando la fortissima rumena Badea sconfisse in finale una giovanissima Vezzali, l’Italia femminile torna a perdere una finale olimpica nel fioretto donne.

PAROLA A DI FRA

“Sono felice perché ho dato tutto quello che avevo in questa giornata – ci ha detto in zona mista Elisa, seguita come maestro da Giovanna Trillini dal 2013 -. Non il meglio di me in assoluto, perché so fare altre cose, so tirare in un altro modo. Avevo momenti di paura, momenti in cui ero bloccata. Non c’ero, non ero lì, mi immobilizzavo, e altri in cui combattevo e riuscivo a tirare. Purtroppo fino alla fine non sono riuscita a trovare questo equilibrio. Stoccate discutibili? Mi sono ripromessa di non parlare di questa cosa. Alla fine sono stata stupida io: non sono riuscita a far accendere una sola luce, a tirare la mia scherma. Prima della finale però qualcuno mi ha detto: “Vedi di tirare bene. In modo da far accendere una luce sola. Colpa mia, non ci sono riuscita. Futuro? Avevo detto “Se vinco smetto”. Di fumare… No scherzi a parte. Non ho vinto e quindi ci proverò più in là. Con la scherma non smetto, faccio quello che sento. Rimpianti? Solo uno, potevo sfruttare meglio il tempo. Ma ho dato tutto quello che avevo. La moviola l’ho chiesta pochissimo perché volevo mantenere la concentrazione. Che però andava e veniva. Ce l’ho messo tutta, giuro. Io ho la coscienza pulita, cerco di non doparmi, di non pagare qualcuno per farmi vincere. Tutto quello che faccio lo faccio solo attraverso dei sacrifici enormi. Terrò questa linea per sempre e la insegnerò ai miei figli. Ad Arianna Errigo avrei fatto i migliori complimenti se avesse vinto lei dopo quattro anni in cui ha fatto fuoco e fiamme e dopo aver perso a Londra per una stoccata. Forse è arrivata troppo carica, mentalmente. E’ una persona che stimo, rispetto e alla quale voglio bene”.