Sull’aereo, all’andata, firmava autografi a tutti. E’ un’icona della pallanuoto, non solo in Italia. Con le compagne d’oro ad Atene 2004 si scambia idee e opinioni in una chat di Whatsapp, perché quel gruppo rimane unico. Ma questo, con ragazzine ben più giovani di lei, l’ha fatta piangere di gioia in acqua dopo la semifinale con la Russia, come mai si era visto finora. “Ho una certa età ormai, mi emoziono facilmente. Queste ragazze mi hanno regalato la possibilità di vivere un altro sogno, un’altra finale olimpica. Non le ringrazierò mai abbastanza”, ci diceva in zona mista. In realtà, ha un fisico che regge ancora alla grande contro i colossi americani e australiani, per esempio. E’ andata male l’ultimo atto con gli Stati Uniti, ma conta poco. Più di così questo Setterosa non poteva fare. E Tania lascia da vincente. Argento o oro in questo caso non fa differenza.

FUTURO

Arrivederci, Tania Di Mario. Con quella classe, quella grinta, quella leadership saresti perfetta per la panchina azzurra, quando vorrai. Oppure da dirigente, chissà Vent’anni o quasi a insegnare pallanuoto in acqua e ad Atene, pur giovane, era già una certezza anche nella squadra di Malato, Miceli e compagnia. Miceli che oggi la descrive come una “che non ci sta a perdere nemmeno a carte”. Forse il segreto è tutto lì, in questa famosa voglia di vincere di cui parliamo tanto. Tania che segna di potenza o con la palombella, che trascina le compagne attuali fino a quando loro diventano anche più forti, Tania che lascia l’azzurro ma poi ci ripensa, perché l’Italia è l’Italia e lei ne è oggi diventata il simbolo. C’era in acqua nel 2004 e c’è stata oggi, non è poco dopo dodici anni. Tania che dopo una finale Scudetto in acqua può anche litigare con qualche giovanotta che alza troppo la cresta, proprio lei che è leader per eccellenza. Tania che nella pesante sconfitta con gli Stati Uniti segna l’ultimo gol della partita e in azzurro, quello del 5-12, lei che segnava solitamente tantissimo (capocannoniere ad Atene) e che qui ha guardato Bianconi, Garibotti e Radicchi farlo. Tania, quella delle battaglie sindacali quando ancora i premi delle donne non erano equiparati a quelli degli uomini. Diciamole grazie.

PAROLA A TANIA

“Ho pensato solo a godermi la partita – ci ha detto -. E basta. Ripensarci? Siete matti? Zero proprio, io chiudo qui. Ho segnato il mio ultimo gol. Ora volto pagina, inizia un’altra vita. Dirigente? Questo non lo so. Ce lo siamo detto: siamo amiche e sorelle al di là della pallanuoto. Ci siamo tenute per mano per tutto il torneo e lo faremo sempre. Io non so cosa farò, quanto sarò vicina al Setterosa in futuro, ma per queste ragazze ci sarò sempre. Da capitano ho detto loro che ero orgogliosa di quanto fatto. Qui non finisce tutto, qui inizia tutto. Guardate sempre avanti, sarete una grandissima squadra. Sapevamo che le statunitensi erano più forti, lo hanno dimostrato. Ma noi abbiamo dato tutto e siamo felici di quanto fatto a questa Olimpiade. Questo è il risultato di quattro anni in cui abbiamo anche sbagliato tanto, ce lo siamo detto, abbiamo corretto e siamo cresciute. Si impara sempre, anche alla mia età. Ho pensato a quanto sono stata fortunata a giocare due finali olimpiche. Mi porto nel cuore due grandi squadre, quella dell’oro nel 2004 e quella dell’argento di Rio 2016. Quella greca era una squadra che sarà sempre parte di me, come credo valga per tutte loro. Erano qui con me anche stavolta. Ma questo è un argento grandioso. Torniamo con la valigia più pesante e cresciute con questa bellissima esperienza. Spero che sfrutteremo bene questa medaglia, vorrei che grazie a quanto fatto tante bambine inizino a giocare a pallanuoto. La nuova Di Mario? Subito! Domani ci sarà una più forte di me”.

Mica vero. Un carisma unica, un capitano che ci ha sempre messo la faccia nella gioia e nel dolore. Non sarà facile trovarne un’altra così. Dopo Cagnotto, anche Di Mario dunque dice addio allo sport agonistico. Da Tania a Tania. Quanto ci mancherete. Anzi, già ci mancate.