Le prime Sei Giorni al Vigorelli di Milano, da bambino con papà nei primi anni ’80. Era un altro mondo anche in questo sport, perché lo sprint di oggi si chiamava velocità (a volte per fortuna si dice ancora così, anche ai Giochi), esistevano tandem, derny (dietro moto, appunto) detto mezzofondo e altre prove affascinanti che oggi sono state purtroppo cancellate oppure inserite in gare multiple, vedi proprio l’Omnium . E’ stato il primo sport che ho seguito dal vivo, una passione di famiglia per chi (il babbo, classe 1931) era cresciuto mostrandomi le foto proprio al Vigorelli assieme a Coppi (un fenomeno pure nell’inseguimento) e poi da adulto si era goduto i tempi d’oro di Maspes, Gaiardoni, Beghetto e mille altri fenomeni. L’Italia è stata per decenni il punto di riferimento della pista mondiale, ai Giochi Olimpici nel medagliere del ciclismo siamo secondi solo alla Francia e solo perché nelle ultime edizioni non abbiamo raccolto niente mentre loro hanno un movimento floridissimoSi può discutere sul fatto che una volta le Nazioni forti erano poche, ma gli azzurri avevano comunque una scuola. Che non c’è più; ma forse si intravede la luce in fondo al tunnel. E non mi riferisco solo all’oro di Viviani, il primo su pista dal 1996 (dalla tripletta magica di Collinelli-Bellutti-Martinello, oggi commentatore) e la prima medaglia dal 2000, quando l’attuale città della pista Villa conquistò un bronzo nell’americana proprio con Martinello. C’è un gruppo di giovani talenti che sono stati in qualche modo trascinati proprio da Viviani e a cui lui sente di dover dare ancora qualcosa, per riconoscenza visto che comunque hanno contribuito a creare un bel clima che è servito ad Elia per affrontare l’Omnium in maniera serena e convinta.

EMOZIONI

Il ciclismo su pista è emozionante, ma va seguito dal vivo per poterlo apprezzare veramente. Abbiamo un bellissimo Velodromo, il centro tecnico di Montichiari, di fianco al palazzetto di pallavolo, dove si allena anche lo stesso Viviani. Andateci se potete. O cominciate a seguire qualche gara in televisione, tanto per appassionarvi a una specialità che quando vi entra dentro non lascerete più. Ricordo ancora i surplace di Golinelli, l’ultimo campione del mondo italiano della velocità nel 1989 (con una macchia per una squalifica per doping) e poi il grande Chiappa, oggi commentatore proprio per Eurosport, quarto da giovanissimo ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992 nella specialità regina insieme all’inseguimento, la velocità. Il programma attuale ai Giochi prevede solo velocità, keirin, velocità a squadre, inseguimento a squadre e Omnium, una specialità bellissima che ne somma a sua volta sei (inseguimento individuale, scratch, chilometro lanciato, eliminazione, girlo lanciato, corsa a punti) una volta però quasi tutte nel programma singolarmente. Ai Mondiali il discorso è diverso , le gare per fortuna sono ancora tante. So che molti appassionati di ciclismo preferiscono la strada e considerano questo… ciclismo purtroppo “minore”, ma non è così e prima di giudicarlo tale bisogna seguirlo e conoscerlo nel dettaglio per potersene appassionare.

PAROLA A MARCO VILLA

Ne abbiamo parlato con il ct azzurro Marco Villa, da Abbiategrasso, classe ’69, uno che da atleta (due ori mondiali, un bronzo a Cinque Cerchi come detto) la pista l’ha amata così tanto da smettere di gareggiare solo a 37 anni nel velodromo… “Ho sempre creduto a uno stradista vincente anche in pista, come Viviani – ci dice -. Del resto fanno tutti così. A noi manca la mentalità. Quando si parla di questo discorso sembra che l’eccezione sia Viviani, ma è un discorso sbagliato, credetemi. Abbiamo Consonni, abbiamo Ganna, abbiamo un quartetto dell’inseguimento fortissimo, vedrete a Tokyo 2020. Abbiamo delle ragazze juniores che vincono gli ori Mondiali e stabiliscono record del mondo, insomma il movimento sta crescendo. Certo Viviani è stato il trascinatore del settore, soprattutto portando una nuova mentalità. Spero che la sua medaglia d’oro sia solo un punto di partenza. Dopo vent’anni Italia ancora d’oro nel ciclismo su pista, dopo sedici anni un’altra medaglia, c’ero anche io sul podio con Martinello l’ultima volta a Sydney 2000. E sono sinceramente contento di aver ceduto questo scettro…. C’è sotto un bel movimento, ripeto, trascinato dalla mentalità di Viviani, forse anche dalla mia: la volontà di non smettere mai di far scuola ai giovani. La pista non è di intralcio alla strada, ma anche propedeutica. Viviani smette con la pista? Se glielo chiedete adesso, corre anche domani…. Scherzi a parte, farà due anni dedicati principalmente alla strada. Poi però per Tokyo vediamo cosa succede. Si parla di qualche modifica nelle specialità, speriamo che tornino gare anche meno impegnative dell’Omnium. La corsa a punti individuale, per esempio, l’inseguimento individuale, l’americana. Il ciclismo italiano si è rimesso in moto nel velodromo. Adesso dobbiamo lavorare bene nel prossimo quadriennio, i giovani di talento non ci mancano. E soprattutto è tornato un po’ l’amore per la pista…”.