Alle prossime Olimpiadi di Rio 2016 l’Italia dovrà, molto probabilmente, rinunciare a Vincenzo Abbagnale, che sarà squalificato per doping.

L’annuncio è stato dato dal padre, Giuseppe Abbagnale, che ad oggi è presidente della Federazione Italiana Canottaggio. Vincenzo è il capovoga dell’8 che si sta preparando per le Olimpiadi in terra brasiliano, ma ha saltato ben tre controlli antidoping e, a norma di regolamento, dovrebbe ricevere una squalifica di due anni.

Un duro colpo per il canottaggio italiano ma per tutto il movimento nostrano, che vede un altro suo atleta vicino alla squalifica per doping, anche se in questo caso l’assunzione di sostanze stupefacenti non è accertata ma solo presunta, per il suo aver eluso tre controlli antidoping consecutivi.

Giuseppe Abbagnale, nonostante si parli di suo figlio, non usa mezzi termini: “Vincenzo ha saltato tre controlli antidoping e la normativa è chiara – le sue parole – è un’ingenuità, ma da regolamento costa da uno a due anni di squalifica: per trasparenza vogliamo essere noi a dare l’annuncio”.

La famiglia Abbagnale è da sempre sinonimo di canottaggio e di successi. Canottieri di Castellammare di Stabia, papà Giuseppe e zio Carmine, detti i Fratelloni, classe 1959 e 1962, hanno vinto praticamente tutto: due ori olimpici (1984 e 1988), argento a Barcellona 1992, sette ori mondiali fra il 1981 e il 1993. Agostino, classe 1966, il terzo dei fratelli, ha vinto tre ori olimpici (4 di coppia nel 1988 e nel 2000 e in doppio nel 1996), oltre a due ori e due argenti ai campionati del Mondo. Erano tutti allenati dallo zio Giuseppe La Mura, fratello della madre.

La ricostruzione dell’accaduto è stata affidata ad una nota apparsa sul sito della federcanottaggio: “Vincenzo il 1° febbraio non è riuscito ad arrivare in tempo a un controllo a sorpresa dell’antidoping – si legge – il ragazzo aveva già accumulato in precedenza due mancati controlli: il primo per una dimenticanza nella segnalazione del whereabouts, il secondo perché il nuovo sistema gestionale, la cosiddetta piattaforma Adams, non gli ha confermato la segnalazione del luogo dove si trovava”.

E dunque, per lui, è arrivata la violazione del’articolo 2.4 del Codice Antidoping, quello relativo alla mancata reperibilità. Due anni di squalifica, possibile riduzione di pena ma fino al massimo di un anno. Rio 2016 rischia di diventare solo un sogno.

Da parte sua Vincenzo Abbagnale ha cercato di giustificarsi: “Ho dormito a Roma poiché il mattino seguente dovevo sottopormi a un controllo medico di routine, prima di raggiungere Sabaudia – si legge sulle pagine di Gazzetta - Sulla Pontina ho ricevuto la telefonata del controllore antidoping al quale ho comunicato di essere in arrivo (un’ora è il tempo massimo entro il quale l’atleta deve trovarsi nel luogo prefissato in seguito a una comunicazione di controllo ndr). Inizio ad accelerare e all’altezza di Latina, a circa 35 minuti da Sabaudia, intorno alle 11.50 (dovevo arrivare entro le 12.30) con la ruota destra anteriore ho preso il ciglio stradale e l’auto nello sbandare si è bloccata. Riesco a fermare un carro attrezzi che transitava in quel momento sulla strada, il meccanico riesce dopo vari tentativi a rimettere in moto l’auto e alle 12 riparto per Sabaudia, dove sono arrivato alle 12.46, mentre il controllore se n’era già andato”.