Niccolò Campriani novello Agassi. Niccolò regala emozioni uniche allo shooting centre di Deodoro,a 40′ dal Parco Olimpico, imponendosi nella carabina 10m, dopo aver faticato per tutto l’ultimo quadriennio a causa del cambio di regolamento. “Sì, negli ultimi tre anni sono arrivato a odiare questo sport. Se non era Petra (Zublasing, la fidanzata NdR) non so se starei ancora tirando”, ci ha confessato a caldo in zona mista dopo il trionfo. Paradossalmente, però, a Londra 2012, con un formato molto più amato, il formidabile cecchino fiorentino era stato “solo” d’argento da favorito numero uno. Oggi, al termine di una finale prima quasi persa e poi vinta in un crescendo rossiniano e quasi in scioltezza al momento decisivo, è stato appunto d’oro.

CARABINA

Questo del tiro a segno non è uno sport, è una guerra con i nervi, contro sé stesso, contro la tensione, l’adrenalina, la paura, l’orgoglio, lo stress psico-fisico. Per questo siamo convinti che il fatto di aver già vinto due medaglie, a Londra, una d’oro e una d’argento, abbia lasciato un’esperienza unica nella testa di Campriani. Il quale non si è spaventato quando a metà dell’ultimo atto era a un passo dal baratro, e ha mantenuti i nervi saldi nel finale riuscendo a sorpassare tutti con una rimonta entusiasmante, per vincere praticamente in scioltezza. Bersaglia piccolissimo, a dieci metri, tensione alle stelle. Per vincere in questa disciplina serve una concentrazione fuori dal comune.

STORIA

Dopo Copacabana e Barra da Tijuca, eccoci a Deodoro, distante quaranta minuti di autobus dal Parco Olimpico, e sperduto in collina, in mezzo a favelas e posti poco rassicuranti. Ma il panorama è comunque bellissimo. Niccolò era stranamente meno atteso di Londra dagli addetti ai lavori, proprio perché aveva faticato parecchio dal 2013, con il cambio di regolamento. Cambio che per il pubblico è però entusiasmante: la finalissima a otto è modello-highlander, ne resterà soltanto uno. Due colpi per ogni giro di tiro e a ogni giro l’ultimo in classifica viene eliminato: otto atleti, poi sette, sei, cinque, quattro e tre. Alla fine restano in due che si giocano l’oro. Il fiorentino, ormai nella leggenda del tiro a segno e ancora bisogna attendere la gara della carabina tre posizioni, dove difende l’oro londinese, ha demolito il record olimpico nelle eliminatorie e poi è partito bene in finale, sempre tra i primi tre, in scioltezza. Un doppio passaggio a vuoto tra il terzo e quarto giro l’ha fatto precipitare al penultimo posto in classifica quando erano rimasti in sei e lì è venuta fuori la freddezza del campione: 10,7, 10,6, 10,5 i punteggi (il massimo è 10,9) che l’hanno portato in zona medaglia fino all’apoteosi finale, quando russi e ucraini andavano in tilt e lui non sbagliava più un colpo. Se nel momento decisivo gli altri hanno il braccio che trema e tu tiri fuori i colpi migliori, vuol dire che sei un fuoriclasse assoluto. Un crescendo di emozioni, un oro bellissimo, ancora più emozionante rispetto a Londra 2012, e una fatica “bestiale”, tecnica, fisica, psicologica.

RISULTATO FINALE