Mamme e cecchine. Stampate la cartolina azzurra da Rio e conservatela, perché due italiane prima e seconda alle Olimpiadi in una qualsiasi disciplina non capitano esattamente ogni quattro anni. E’ arrivato l’inverno carico di nuvole a Deodoro, ma sulla collina dello shooting centre di Rio splende idealmente il sole. Erano attese, non hanno tradito e restano un orgoglio ed esempio n quanto mamme, mogli e atlete. Diana Bacosi, classe ’83, da Città della Pieve, Perugia, madre di Mattia, e Chiara Cainero, da Udine, classe ’78, alla quarta Olimpiade, madre di Edoardo (vinse una tappa di Coppa e l’Europeo al quinto mese di gravidanza, nel 2013), già mille volte affrontatesi in Finale tra Europei, Mondiali e circuito internazionale, sono oro e argento nello skeet, la specialità del tiro a volo con i piattelli laterali che escono da pedane differenti per altezza e si incrociano tra di loro. Per i profani è persino difficile vederli, prima ancora di colpirli. Sport durissimo per concentrazione. L’impresa assume un valore ancora più alto in quanto le due azzurre hanno relegato al terzo posto una leggenda del tiro come l’americana Kimberly Rhode, californiana di Whitter, alla sesta medaglia nella specialità consecutiva da Atlanta ’96 (mai nessuno come lei, nemmeno a livello maschile).

EMOZIONI

Una gara quasi perfetta per le due tiratrici italiane, già dalle qualificazioni, soprattutto per Diana. In semifinale (a sei, con tre pedane) era invece Chiara a prendere subito il comando per poi chiudere senza errori (16/16), mentre Bacosi mancava un solo colpo, al decimo piattello. Quindi l’apoteosi per una finale Tricolore all’ultimo tiro buono dell’umbra, che è scoppiata in un pianto a dirotto già prima della finale, all’esordio olimpico, sorretta a stento dal raggiante dt Andrea Benelli, oro nella specialità ad Atene 2004 e bronzo ad Atlanta ’96. E’ lui che ha insegnato alle due allieve una tecnica alternativa, quella che portava sulla pedana, cioè l’attesa del piattello anche basso e non solo alto. Nell’ambiente si dice che abbia allungato la carriera a Cainero, già oro a Pechino 2008, la prima azzurra a riuscirci nel tiro a volo. Una finale tra due azzurre come Vezzali-Trillini nel fioretto dodici anni fa, come Vinci-Pennetta a Flushing Meadows, US Open, ma parliamo di tennis e non ai Giochi. Capita raramente e quando capita va goduta fino in fondo. Chiara ha commesso subito due errori all’esordio nell’ultimo atto, Diana, una macchina perfetta, ha sbagliato una sola volta imponendosi poi 15-14 quasi in scioltezza. “Era mia intenzione lanciarmi in una corsa sfrenata come Andrea (Benelli, NdR) ad Atene – ha raccontato -, ma quando ho colpito l’ultimo piattello mi sono sentita paralizzata dall’emozione”. Cainero, che ha seguito le orme del padre da bambina dopo aver provato anche pallavolo e pattinaggio, è comunque raggiante: “Nessuna delusione, sono felicissima per l’argento. Vincere due medaglie alle Olimpiadi non è poco. Con Diana siamo amiche, vere, anche fuori dalle pedane”. Sono tre i podi conquistati dal tiro a volo italiano a Rio e non è finita. Ma finalmente è arrivato l’oro. Mattia ed Edoardo saranno orgogliosi della mira di mamma…