Nemmeno la pioggia ha saputo fermare Usain Bolt, capace di trionfare nei 200 metri con la solita disinvoltura, che stupisce però ogni volta.

UNA MERA FORMALITÀ

Al giamaicano è bastato correre in curva come ai tempi di Berlino. Poi ha controllato. Stesso tempo della semifinale: 19″78 ma con un vento contrario più allegro (+0.5 m/s) e con la pista, bagnata, meno reattiva. Sul podio salgono anche De Grasse e Lemaitre, rispettivamente medaglia d’argento e bronzo (20″02 e 20″12). Mentre il canadese sarà il futuro della specialità, il transalpino ha coronato un sogno che per almeno tre anni aveva assunto le sembianze di incubo. Convinto di meritarsi qualcosa a Londra, Lemaitre non si è mai dato per vinto, vedendo ripagata la propria tenacia.

UNA GARA SENZA STORIA

Davanti sempre e comunque Bolt, il primo a detenere contemporaneamente i record del mondo di 100 e 200, il primo a vincere per tre volte consecutive 100 e 200 ai Giochi (e adesso aspettiamo la staffetta), uno dei pochi a far sue soltanto medaglie d’oro ai Giochi. La leggenda dello sprint è questo gigante di 1.96 nato a Trelawny in Giamaica e che il 21 agosto compirà 30 anni: “Certe volte guardandomi i piedi o pensando a quello che ho fatto mi sento più vecchio di mio padre. Ma non ditelo a mio padre…”.

‘COME ALI E PELÈ’

“Sto cercando di diventare uno dei più grandi. Voglio essere come Muhammad Ali e Pelè. E dopo queste Olimpiadi spero di esserlo”, le parole proferite da Usain in seguito all’impresa. La storia ricorderà questo miracolo della bio-meccanica per essere stato il primo ad aver capito che c’era qualcosa oltre i 100 metri, che, una volta superato il traguardo, bisognava continuare a pensare, a far cambiare la percezione dell’atletica allargando i confini dei suoi potenziali utenti.