Per una volta, la moviola in campo non sarebbe servita a nulla. Il motivo è presto detto: il rigore assegnato al 94’ di Milan-Udinese dall’arbitro romano Valeri per il presunto fallo su El Shaarawy, e poi trasformato dal glaciale Balotelli (foto by InfoPhoto), era parso inesistente anche in presa diretta dalla tribuna stampa. Nessun dubbio a proposito, come sportivamente ammesso da Allegri nel dopopartita: quei rigori non si devono fischiare, né al primo né all’ultimo minuto di gioco.

La flagranza di reato rende ancora più ammirevole la reazione misurata di Francesco Guidolin, che invece di saltare al collo dell’arbitro Valeri come un giaguaro sul tapiro (o come un Conte su un altro arbitro) si è limitato a glissare sull’episodio, derubricandolo per quello che è: un umanissimo errore. Come quelli che lo stesso arbitro ha commesso nell’ultimo derby di Milano, questa volta ai danni dei rossoneri  – vedasi gol annullato a Montolivo e mancata espulsione di Emanuelson. La rabbia è comprensibile, sia chiaro, le esagerazioni no, soprattutto di chi vede strampalate, paranoiche ragioni elettorali dietro la svista del direttore di gara. Come se Silvio Berlusconi fosse in politica dall’altroieri.

Peraltro, c’è un dato statistico da sottolineare: su 71 gare dirette in Serie A, Valeri ha fischiato ben 32 calci di rigore. Quest’anno, è in vetta alla speciale classifica, con 8 rigori assegnati in 11 gare dirette (media di 0.73 rigori a gara). Fischietto facile, insomma, e non solo sotto elezioni.