La Confederations Cup non sarà, e non sarà mai, considerata al livello di Mondiali ed Europei, e probabilmente nemmeno del torneo olimpico; ma il suo cadere negli anni dispari, quelli delle lunghe estati senza grande calcio, e soprattutto la presenza dell’Italia, fa in modo che anche questa competizione annacquata riesca a drenare le attenzioni di pubblico e stampa. Speriamo non dei giocatori: perché il vero appuntamento decisivo dell’estate azzurra non è a Rio de Janeiro, ma a Praga, dove questa sera la nazionale di Prandelli, contro la Repubblica Ceca, potrebbe blindare la sua qualificazione ai Mondiali del 2014.

I cechi non sono più il temibilissimo avversario di qualche anno fa. La generazione dorata, quella dei Nedved, dei Baros e dei Poborsky, è declinata senza riuscire a regalare alla giovane repubblica il successo internazionale che probabilmente avrebbe meritato, in particolar modo nel 2004. Era in calo già all’epoca dell’ultimo incrocio con gli azzurri, quel 22 giugno del 2006, quando Materazzi e Inzaghi consegnarono a Lippi il pass per gli ottavi di finale (foto by InfoPhoto). Solo due i punti di contatto tra questa e quell’Italia: Buffon e Pirlo, in campo sette anni fa ad Amburgo e in campo anche questa sera a Praga; e presenza di una forte componente juventino-milanista, con una spolverata di Roma.

Loro sono diversi e noi siamo diversi, ma oggi come allora il ruolo di favorito spetta agli azzurri. La qualificazione è vicina – l’Italia guida con 13 punti il suo girone, 3 in più della Bulgaria (che ha una gara in più), 5 sulla Repubblica Ceca e 7 sulla Danimarca – e probabilmente non sarebbe a rischio nemmeno in caso di sconfitta. Ma meglio, molto meglio, cominciare a portarsi avanti col lavoro. Il Brasile, quello vero, è a portata di mano.