Quando si è fenomeni (secondo la definizione di Zinedine Zidane, che attribuisce anche a Cristiano, l’appellativo dell’altro Ronaldo, quello brasiliano dei tempi che furono), in genere lo si è sempre e anche se Cristiano Ronaldo durante l’andata dei quarti di finale di Champions League contro il Wolfsburg ha dato l’impressione di prendersi quasi una serata libera, ma al ritorno, al Bernabeu, è tornato fenomeno a tempo pieno mettendo a segno ben tre reti apponendo la sua firma, sempre pesante, sulla vittoria del Real Madrid che ha regalato la qualificazione alle semifinali ai Galacticos. Erano ben 14 anni che al Real non riusciva una “remontada” del genere.

Certo, si fa presto a criticare i giocatori quando sono fenomeni, e quando magari gli capita di giocare quelle partite lievemente sotto il livello “fenomenale” cui ci hanno abituati, ma i numeri di CR7, se osservati bene, umiliano ogni tentativo di critica poiché Cristiano Ronaldo quest’anno in Champions League è a quota 16 marcature, a soltanto un gol dal record di due anni fa, quando i Blancos vinsero la Decima con Ancelotti. Gli rimangano potenzialmente altri 3 match per abbattere anche quel primato.

Sereno, serenissimo il fuoriclasse portoghese che risponde prima sul campo e poi anche a parole (“I gol sono nel mio Dna”) a quei giornalisti che gli imputano il fatto di segnare solo gol inutili. E, a fine partita, commenta così la gara: “Sono davvero felice, è stata una grande partita. La squadra ha giocato bene, siamo partiti forte fin da subitp. Abbiamo giocato con grande intensità nei minuti iniziali e segnato due reti”. Aggiungendo inoltre: “Abbiamo controllato il gioco. I giocatori del Wolfsburg sono stati comunque bravi: hanno gestito bene il pallone, ma nell’arco dei 90 minuti penso che siamo stati meglio noi. Abbiamo creato più occasioni e meritato di superare il turno“.