Quando è sotto pressione, sa dare il meglio di sé: José Mourinho e le critiche: solo lui le sa mandare giù come un bicchiere d’acqua fresca.

Non è la prima volta che il tecnico portoghese inizia una volata finale di stagione con le spalle al muro. La sua storia ci insegna, però, che almeno un “titulo” lo porta sempre a casa.

Non sarà molto, se alleni il Real Madrid e ti comprano chi vuoi, ma è sempre meglio che nulla, specie quando danno per certo un tuo addio a fine stagione.

Alla vigilia del trittico di partite contro Barcellona (prima in Coppa del Re, poi nella Liga) e Manchester United, il portoghese aveva i fucili puntati contro, ma a due terzi del mini-ciclo, è già riuscito a cavarsela, battendo due volte i blaugrana, prima 3-1 in trasferta e poi 2-1 in casa.

Se fossimo nei panni di Alex Ferguson prenderemmo molto con le pinze la gara di martedì.

Andiamo indietro fino 12 marzo 2010, la Beneamata perde male a Catania (1-3) e lo Special One è investito dalle critiche: a fine stagione stupirà il mondo portando a casa uno storico e forse irripetibile triplete.

Ma già nel 2009, l’Inter, battuta a Bergamo da una doppietta di Floccari, era nell’occhio del ciclone: a fine stagione arrivò lo Scudetto, che fece il paio con la Supercoppa italiana di inizio 2008-09.

E Scudetto è stato anche nel 2011-12 con il Real Madrid, con 100 punti in classifica. Mentre nel 2010-11 è arrivata la Coppa di Spagna, 1-0 in finale al Barça, con rete di Cristiano Ronaldo.

La sua carriera da tecnico ci dice che solo nel 2001-02 e nel 2007-08 non ha vinto “tituli”, ma guardando bene si tratta di stagioni “monche” in cui o è subentrato (la prima nel Porto), o è stato esonerato (l’ultima nel Chelsea).

Antipatico finchè volete, magari in rotta con alcuni giocatori, vedi Casillas e Sergio Ramos, ma piano a darlo per morto: qualcosa in tasca lo mette sempre.

Foto: Infophoto.