Benché siano ormai passati mesi, nella sua veste di attivista contro il razzismo nel calcio, Lilian Thuram non poteva esimersi dal rifilare uno sberlone virtuale a Carlo Tavecchio, l’uomo a cui il calcio italiano ha affidato il proprio futuro nonostante l’imbarazzante gaffe passata alla storia come “Optì Pobà”. L’ex fuoriclasse di Parma, Juventus e nazionale francese, intervenuto ai microfoni di “Radio Anch’io”, è tornato così sull’episodio:

La storia di Tavecchio e i mangiabanane? In Francia o in America non sarebbe mai potuto diventare presidente“, attacca il campione del mondo 1998. “Bisogna capire perché una cosa del genere sia stata tollerabile. Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e di vedere le cose, anche se sono cambiamenti molto difficili“. Thuram dà anche un’interpretazione personale, ma nondimeno interessante, su cosa abbia spinto Tavecchio a una fesseria del genere: “Credo che la sua battuta sia legata anche alla sua età: più sei anziano, più ci sono probabilità che tu abbia pregiudizi negativi“.

Thuram ha ragione: più si invecchia, più si diventa impermeabili ai nuovi valori che la società propone col passare del tempo. Chi è cresciuto in un’epoca in cui il razzismo era socialmente accettabile, se non addirittura promosso dalle istituzioni, difficilmente riuscirà a staccarsi da un certo tipo di visione del mondo. Soprattutto, Thuram ha ragione nell’accusa silenziosa lanciata al nostro paese, a proposito di ciò che gli italiani riescono a tollerare da parte di chi li rappresenta a livello politico. Ma questo, come sappiamo, è un discorso che trascende, e di molto, il limitato recinto del calcio.

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