Chi lo conosce, sa bene che Arrigo Sacchi non c’entra assolutamente nulla con il razzismo nel calcio. A dire il vero, non c’è nemmeno bisogno di conoscerlo bene: basta dare un occhio alla sua carriera. Si può dire quel che si vuole della sua pedanteria, della sua presunzione, della sua tendenza a pontificare ex cathedra e a utilizzare le stesse formule dialettiche per esprimere gli stessi concetti di vent’anni fa. Ma razzista Sacchi? Uno che aveva preso a modello professionale la scienza pallonara olandese, meticcia per definizione, per impiantarla in quello che lui considera il paese più conservatore del mondo, ovvero il suo?

Peraltro, come fa giustamente notare Mattia Losi de Il Sole 24 ore, sarebbe sufficiente ascoltare l’intera registrazione dell’intervista dell’ex ct della nazionale per rendersi conto che le idee espresse non avevano nulla a che fare con il razzismo. Certo, un uomo dell’età e dell’esperienza di Sacchi dovrebbe sapere che, nel paese del “si fa, ma non si dice”, è indispensabile soppesare meticolosamente ogni singolo vocabolo, pena l’equivoco, lo scandalo o la gogna. E una frase come “ho visto troppi giocatori di colore al Viareggio” era assolutamente da riformulare. Ma la vera vergogna, a nostro parere, è l’aver voluto estrapolare poche parole da un discorso più ampio e fargli assumere capziosamente un significato che non avevano in origine: che non era, ripetiamo, un invito a escludere i giocatori di colore, ma a ripensare alla struttura delle giovanili, zeppe di talenti stranieri che inevitabilmente finiscono per strangolare il movimento italiano. Un discorso etico e non estetico, tanto per parafrasare una famosa rima del maestro di Fusignano (“un avversario ostico e anche agnostico“). Nulla a che vedere con le banane di Tavecchio, e se non vedete la differenza il problema è solo vostro.

Per l’ennesima volta, la tentazione di cavare dal cilindro un titolo esplosivo ha avuto la meglio sulla volontà di informare. La conseguenza è che all’estero si parlerà, e chissà per quanto, di Sacchi razzista. Persino soggetti come Raiola e Blatter hanno avuto modo di lanciare il loro pomodoro virtuale al condannato alla gogna. C’è anche chi, come Fabio Capello, ha avuto l’intelligenza di capire il messaggio di Sacchi e le palle di difenderlo in pubblico, nonostante i due siano tutt’altro che amici. Ma dubitiamo che le sue parole godranno della stessa cassa di risonanza.