La federazione israeliana ha inflitto una multa di 10mila euro al Beitar Gerusalemme a causa di alcuni striscioni razzisti apparsi sabato  sulla tribuna est del Teddy Stadium, nel corso del match contro il Bnei Yehuda. Come riporta il quotidiano progressista Haaretz, in uno di questi striscioni campeggiava la scritta “Il Beitar sarà per sempre puro”, in riferimento al preannunciato acquisto da parte del Beitar di due giocatori evidentemente considerati “impuri”, poiché ceceni e soprattutto musulmani.

Il Beitar, che conta, guarda un po’, anche Bibi Netanyahu tra i suoi fan più celebri (un altro era Ariel Sharon), è stato sempre legato agli ambienti della destra mizrahim: storica la rivalità con l’Hapoel Tel Aviv, che invece pesca tradizionalmente nella sinistra ashkenazita. Un club fortemente politicizzato, dunque, e con una ancor più evidente matrice razziale e religiosa, dal momento che a nessun musulmano era stato concesso di giocare per il Beitar. Una tradizione che il miliardario di origine russa (in realtà ha quattro passaporti) Arkady Gaydamak, proprietario della squadra di Gerusalemme Ovest e uomo politico, aveva deciso di interrompere proprio in queste settimane, con la reazione di cui abbiamo parlato.

Peraltro, non è la prima volta che la tifoseria del Beitar si rende protagonista di episodi simili. I cori “morte agli arabi” e “bruciamo i villaggi arabi” si sentono di frequente sugli spalti del Teddy Stadium. Meno di un anno fa, il fatto più grave. Subito dopo una partita, centinaia di ultras perlopiù adolescenti hanno preso d’assalto il centro commerciale Malha, aggredendo il personale e la clientela, a maggioranza arabo-palestinese. Cori, sputi, minacce, pestaggi e atti vandalici: e nessun arresto, poiché nessuno ha avuto il coraggio di denunciare.

P.S. gli striscioni incriminati sono stati esposti sabato. Il giorno dopo tutto il mondo avrebbe celebrato la Giornata della Memoria.