A meno di due mesi dall’inizio della stagione, e con il mondiale di basket in pieno svolgimento, l’NBA è costretta ad affrontare una nuova bufera-razzismo, ancora una volta con il proprietario di una franchigia storica nell’occhio del ciclone. Dopo Donald Sterling, infatti, anche Bruce Levenson, patron degli Atlanta Hawks, sarà costretto a vendere la società in seguito alla pubblicazione di una sua email a sfondo razzista risalente all’agosto del 2012.

Durante questa conversazione telematica, Levenson faceva incautamente notare al presidente della squadra, Danny Ferry, come il pubblico degli Hawks fosse “nero per il 70%, le cheerleader sono nere, la musica è hip hop, ai bar la gente è al 90% nera e ci sono poche famiglie a vedere le partite. Negli altri palazzetti è molto diverso, persino a Washington la percentuale di audience nera non supera il 15%. La mia idea è che la folla di neri spaventi i bianchi“.

Frasi tremendamente imbarazzanti, non c’è che dire, anche se a onor del vero quella di Levenson sembra più un’avventurosa teoria sociologica che un pamphlet segregazionista. “Non fraintendermi, per cortesia, non c’è nulla di minaccioso in tutto questo, io mi sono sempre sentito a mio agio, ma penso che i bianchi del Sud non si sentano a loro agio se sono in minoranza. Sui siti dei tifosi si legge spesso di quanto sia pericolosa la nostra arena, ma in nove anni non ho mai sentito parlare nemmeno di un borseggio. E’ solo spazzatura razzista (…) Lo so che è una questione molto delicata, ma sono convinto che sia assolutamente il motivo principale per cui vendiamo pochi biglietti“.

L’impressione è che Levenson abbia voluto cercare nella storica (e, purtroppo, comprovata) diffidenza dei bianchi del Sud nei confronti dei neri la causa dei scarsi risultati al botteghino degli Hawks. Paradossalmente, un discorso pregiudiziale più nei confronti dei bianchi, accusati implicitamente da Levenson di essere razzisti, che dei neri; insomma, siamo molto distanti da Donald Sterling. Ovviamente, ciò non basta ad assolverlo dall’occhio implacabile dell’NBA, come non è bastata l’ammenda pubblica. Levensor ha già annunciato di aver messo in vendita la franchigia.

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