C’era una volta una classifica virtuale di cui fregava solo ad Adriano Galliani: poi, in una delle non rare circostanze in cui la calva Cassandra ci ha visto giusto, il calcio italiano ha iniziato a precipitare e allora il ranking UEFA ha acquistato improvviso fascino presso tutti gli appassionati, che si sono finalmente resi conto di come fosse necessario, per partecipare alle Coppe, che tutti i club italiani ben figurassero nelle edizioni in corso di svolgimento. Troppo tardi per evitare che Spagna e Inghilterra, le nostre rivali fino a qualche anno fa, scavassero un abisso tra noi e loro, e troppo tardi anche per evitare che il rampante calcio tedesco ci scavalcasse. Ma, fortunatamente, appena in tempo per scongiurare il sorpasso da parte di Portogallo e Francia.

Oltre che da problemi strutturali – il taglio dei costi in casa Milan e Inter, la retrocessione della Juventus, il ridimensionamento delle romane e del resto della borghesia – il tracollo dell’Italia nel ranking UEFA è stato causato anche da un malcostume suicida dei nostri club, che hanno puntualmente e inevitabilmente snobbato l’Europa League, l’erede di quella che negli anni Ottanta e Novanta era diventata una specie di Coppa Italia in villeggiatura all’estero. Dal 2005, cioè quando la seconda competizione europea si è dotata di un formato tipo Champions League, con gironi e tutto quanto, l’Italia ha piazzato la miseria di due semifinaliste, il Parma nel 2005 e la Fiorentina nel 2008, lasciando campo libero a spagnole, portoghesi, inglesi e tedesche, come se i punti-ranking derivati dall’Europa League non fossero gli stessi della Champions League (torneo in cui è diventato sempre più difficile andare avanti: dopo l’exploit dell’Inter nel 2010, nessuna italiana ha mai raggiunto le semifinali). Crisi economica e strutturale del nostro calcio, sommata alla sciocca sottovalutazione dell’EL: risultato, dal 2011-2012 la Serie A manda solo 3 squadre in Champions League e complessivamente una squadra in meno in Europa.

Il guaio è che, per com’è congegnato, il sistema del ranking ci mette poco a trasformarsi in un circolo vizioso: peggiori sono i tuoi risultati nelle Coppe, meno punti ottieni; meno punti ottieni, meno squadre mandi nelle Coppe; meno squadre hai nelle Coppe, più diventa difficile ottenere buoni risultati. Ed ecco perché è diventata molto importante l’inversione di tendenza che il calcio italiano ha fatto registrare nelle ultime due annate.

Già nel 2012-2013 eravamo riusciti ad arrestare l’emorragia, con due squadre ai quarti di finale (Juventus in Champions League e Lazio in Europa League) e due agli ottavi (Milan in Champions League e Inter in Europa League), chiudendo la stagione con un coefficiente pari a 14.416, contro l’11.750 di Portogallo e Francia. E quest’anno le cose vanno ancora meglio. Questo è il ranking per nazioni (tra parentesi il punteggio 2013-2014):

1. Spagna 89.570 (14.857)

2. Inghilterra 82.463 (14.500)

3. Germania 79.927 (13.000)

4. Italia 63.938 (11.166)

5. Portogallo 58.466 (6.083)

6. Francia 54.833 (6.833)

7. Russia 46.165 (9.583)

Sgombriamo subito il campo dai possibili sogni: no, la Germania, e con essa il posticino supplementare in Champions League, non la recuperiamo né quest’anno né nei prossimi: anche ipotizzando un improbabile ribaltamento dei ruoli – noi che guadagniamo 3-4 punti all’anno su di loro – ci vorrebbero almeno tre stagioni per riacciuffarli. Meglio concentrarsi su chi ci sta dietro.

Come si vede, abbiamo guadagnato oltre 5 punti sulla prima inseguitrice, il Portogallo, e oltre 4 sulla Francia; vantaggio che potrebbe anche aumentare, visto che ci sono ancora 4 club italiani in corsa nelle Coppe, contro i 2 portoghesi e 2 francesi (ricordiamo che vengono assegnati 2 punti per ogni vittoria e uno per ogni pareggio, più alcuni punti bonus per i vari passaggi del turno: punti che poi vengono divisi per il numero di club partecipanti alle Coppe per ogni singolo paese).

Bisogna fare attenzione, tuttavia. La Francia può contare su PSG, che praticamente è già ai quarti di Champions League, e Lione, due club che possono fare molta strada nelle rispettive competizioni. Il Portogallo schiera Benfica e Porto in Europa League, e i lusitani arrivano molto spesso fino in fondo in questo torneo. L’Italia, invece, deve fare i conti con uno scontro fratricida tra Juventus e Fiorentina in Europa League, e con un Milan con un piede e mezzo fuori dalla Champions League. Molto delicato, a questo punto, diventa il ruolo del Napoli, che negli ottavi di finale di Europa League dovrà vedersela proprio contro il Porto: eliminando i Dragoni, Higuain e compagni farebbero un grande favore a tutto il movimento.

In ogni caso, possiamo stare relativamente sereni. Per quest’anno il quarto posto non è a rischio. Potrebbe esserlo a partire dall’anno prossimo, visto che uscirà dalla contabilità quinquennale la stagione 2009-2010, in cui ottenemmo 15.428 punti contro i 10.000 del Portogallo. Ma i segnali di ripresa sono evidenti. E, mal che vada, ricordiamo che per perdere un altro posto in Champions League bisognerebbe farsi superare non solo dal Portogallo ma anche da Francia e Russia; insomma, servirebbe un suicidio collettivo lungo due o tre stagioni filate. Forse troppo anche per degli italiani.

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