Il Ramadan irrompe ai Mondiali brasiliani proprio nel momento più caldo, e non solo dal punto di vista climatico. I precetti islamici vorrebbero che durante questo mese il fedele rispetti il digiuno di purificazione dall’alba al tramonto: affare complicato per un comune mortale, figuriamoci per un atleta chiamato all’enorme sforzo di una partita di calcio di 90 o più minuti sotto il sole cocente. A tal proposito, il mondo musulmano si divide: l’Islam, infatti, prevede una deroga al digiuno per tutti gli individui che sono in viaggio oppure in guerra, ed è grazie a questa interpretazione che molti calciatori di fede maomettana intendono scampare all’obbligo. Ma non è così semplice.

La questione si fa particolarmente interessante per il match di questo pomeriggio tra Germania e Algeria. Muhammad Sharif Qaher, esponente del Supremo consiglio islamico algerino, ha emesso una fatwa che equipara di fatto i calciatori ai viaggiatori, concedendogli di fatto di mantenere la loro dieta abituale, anche se non tutti i membri della nazionale sembrano voler approfittare della deroga. Il coach dei nordafricani, Vahid Halilhodzic (bosniaco musulmano), si è rifiutato seccamente di divulgare i nomi dei suoi calciatori che stanno osservando il digiuno, definendola “una faccenda privata e farmi questa domanda significa mancare di etica e rispetto“. Il capitano algerino, Madjid Bougherra, è inserito tra gli osservanti, mentre i tre tedeschi di fede musulmana, Ozil, Mustafi e Khedira, si sono autoesentati, come dichiarato dal CT Joachim Low. Anche gli svizzeri Inler e Behrami si sono chiamati fuori: “Siamo credenti ma anche professionisti”.

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