D’accordo, Mino Raiola non è esattamente la persona da cui aspettarsi un giudizio oggettivo su un proprio assistito. Tuttavia, tralasciando l’ennesimo parallelo pittorico (dalla Gioconda Ibra alla Gioconda-bis Balotelli, fino alla variante-Dalì), è davvero difficile dargli torto quando parla di Paul Pogba (foto by InfoPhoto), il nuovo baby fenomeno della Juventus che sta contendendo seriamente a El Shaarawy il titolo di rivelazione del campionato.

Pogba è come un quadro di Dalì, può diventare uno dei più forti in assoluto. Ciò che sta facendo è merito di Antonio Conte

Effettivamente, è innegabile che il tecnico bianconero abbia l’occhio lungo per quanto riguarda i centrocampisti (probabilmente perché è stato anche lui un grande mediano): dal rilancio di Andrea Pirlo, alla rivalutazione di Marchisio, all’esplosione di Vidal, per finire a Paul Pogba, Conte non sbaglia quasi mai. Il mistero, semmai, è capire il perché questa volta abbia sbagliato Alex Ferguson, che di campioni in erba ne ha forgiati a decine. Questo francese di nemmeno 20 anni (li compirà in marzo) è un mix tra Patrick Vieira e Frank Rijkaard: del primo ha il fisico smisurato e longilineo, del secondo la progressione e il gioco a tutto campo, nonché quell’innato talento di realizzare gol pesanti quando servono.

L’olandese, infatti, oltre che per le sue formidabili doti di interditore e incursore, è ricordato a Milanello per aver firmato alcune delle vittorie più importanti del Milan sacchiano. Per ricordarne alcuni: il gol-partita nella finale di Coppa dei Campioni del 1990, la doppietta nell’Intercontinentale dello stesso anno, il gol nella finale di ritorno della Supercoppa Europea del 1991, il gol-scudetto a Napoli nel 1992. Pogba di reti ne ha già messe a segno quattro e nessuno banale, né per fattura né per importanza: il 2-0 contro il Napoli, il 2-1 al 91’ contro il Bologna, e infine la splendida doppietta introduttiva contro l’Udinese. Il tempo dirà se il paragone di questo inverno è stato lusinghiero, realistico o, perché no?, riduttivo.