Ricorre in Cassazione l’ex dirigente bianconero Luciano Moggi, contro la sentenza del Consiglio di Stato, che ha declinato la giurisdizione sull’annullamento della radiazione irrogata dalla Federazione Italiana Gioco Calcio. A comunicarlo i legali Enrico Lubrano e Federico Tedeschini.

Luciano Moggi: opportunità di superare l’interpretazione della Corte Costituzionale

“Il ricorso in Cassazione - spiegano in una nota - si fonda sull’opportunità, dal punto di vista sistematico, di superare l’interpretazione sancita dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 49/2011 – che ha sancito che, avverso le sanzioni disciplinari sportive, può essere proposta azione soltanto risarcitoria innanzi al Giudice Amministrativo, quantomeno con riferimento alle sanzioni disciplinari sportive costituite dalla radiazione” come in questo caso. “La Cassazione potrà valutare se superare direttamente tale interpretazione restrittiva sancita dalla Corte Costituzionale e ripresa dal Consiglio di Stato nella sentenza impugnata, annullando tale sentenza e rimettendo al Giudice Amministrativo la valutazione dell’azione demolitoria a suo tempo presentata dal sig. Moggi innanzi al Tar Lazio, oppure se rimettere la questione della compatibilità del ‘diritto vivente’ sancito dalla Corte Costituzionale n. 49/2011 rispetto alle norme costituzionali ed alle norme dell’ordinamento europeo, sollevando una nuova valutazione innanzi alla Corte Costituzionale o alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea”.

Luciano Moggi: difetto di giurisdizione

La quinta sezione del Consiglio di Stato aveva bocciato anche l’ennesimo ricorso per la sua riabilitazione, confermando l’inammissibilità per difetto di giurisdizione. Come aveva stabilito, lo scorso ottobre, il Tribunale amministrativo del Lazio. Giudici amministrativi propensi a considerare che la Corte costituzionale nel 2011 aveva precisato che “la tutela avverso gli atti con cui sono irrogate sanzioni disciplinari” debba essere “rimessa agli organi della giustizia sportiva”. Compito del Tar è dunque esclusivamente di pronunciarsi sull’eventuale domanda risarcitoria proposta dal destinatario della sanzione. “Poiché giunge all’esame di questo collegio – si legge nella sentenza dello scorso ottobre – unicamente la domanda caducatoria del provvedimento con cui è stata comminata al ricorrente la sanzione disciplinare di cui in causa, alla luce delle norme e dei principi sopra rammentati, deve escludersi la giurisdizione del giudice adito”, ragion per cui la dichiarata d’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione.