Fabio Quagliarella parla a Le Iene dopo la sentenza che, dopo anni, lo ha liberato da un incubo. Lo stalker che, ai tempi della sua esperienza al Napoli, inviando lettere anonime volto a discreditarlo, lo costrinse ad andare via dal club partenopeo.

L’uomo in questione è un ex agente della polizia postale, Raffaele Piccolo. “Gli chiesi un piacere. Lo sblocco della password di Messenger. Da lì è iniziato un incubo. Ha tentato di farmi litigare con il mio migliore amico, Giulio. Poi ha inviato lettere in cui diceva che fossi un pedofilo, un camorrista. A mio padre arrivavano sms anonimi con minacce, che mi avrebbero spezzato le gambe…”

“Qualcosa arrivò all’orecchio di De Laurentiis, che mi chiese di stare lì, a Castelvolturno. A fine stagione fui ceduto alla Juventus, i tifosi si sono arrabbiati tantissimo, considerandomi un traditore, non sapendo cosa ci fosse dietro. Io, del resto, non potevo parlare ed ho dovuto tenermi tutto dentro”.

Quando ho avuto il sospetto che si trattasse di lui? “Ce lo ha avuto mio padre. Ha detto secondo me è iss (lui, ndr). Stai in campana…Ed infatti si è venuto a scrivere che le centinaia di denunce che avevo presentato erano morte lo stesso giorno della loro consegna. Il motivo? Gliele davo a lui. E lui non le portava avanti…”.

Quagliarella scoppia in lacrime. “Domenica ho vissuto l’emozione di indossare la fascia di capitano con la maglia della Sampdoria. Andare sotto la curva. Ho pensato a come sarebe stato bello farlo nella mia città…sarebbe bello se solo mi chiedessero di ritornare…”.