Roberto Pavanello in un articolo del Secolo XIX parla di “pallone che rotola nel sangue” riferendosi ai Mondiali di calcio in Qatar del 2022 e nello specifico al numero di morti bianche relative alla costruzione degli stadi per l’evento sportivo asiatico. La denuncia, come sottolinea il Guardian, arriva dall’International Trade Union Confederation (l’associazione internazionale dei sindacati) la quale fotografa una situazione a dir poco agghiacciante con stime che parlano di 1300 operai morti nei cantieri e circa 4000 decessi previsti fino alla fine dei lavori tra sette anni. Nulla a che vedere con il già triste resoconto dei Mondiali brasiliani in merito alle perdite umane tra stadi e infrastrutture, numeri che non possono far dormire a Blatter sonni tranquilli.

Secondo le terrificanti previsioni dei sindacati si calcola dunque che saranno circa 62 operai a partita a perdere la vita fino alla conclusione dei lavori. Ma c’è di più se si considera l’allarmante monito di Amnesty International finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni di lavoro degli operai in un Paese nel quale non è previsto un regolare contratto di lavoro riconosciuto internazionalmente che sottintenda uno statuto dei lavoratori, dove tale contratto è in realtà una tratta tra un individuo che vende la sua persona, non soltanto la sua prestazione d’opera, a un altro individuo, un contratto non di lavoro ma tra schiavo e padrone. Un suddito che tra l’altro non può più né sottrarsi né andarsene una volta firmato il contratto poiché costretto a consegnare documenti e passaporto al datore di lavoro.

Un’inchiesta del Guardian del settembre 2013 e una più recente della BBC nella quale alcuni reporter del network britannico sono stati arrestati e rimessi in libertà dopo 2 giorni senza materiale girato hanno testimoniato le condizioni di questi operai che lavorano per più di 8 ore al giorno a temperature che superano i 40 gradi, vivono in baracche e dormono su materassi stesi a terra senza luce e acqua né servizi igienici. La Fifa ha dichiarato di voler sollecitare un piano di riforme che però in Qatar di fatto ancora non esistono: “Solo con sforzi congiunti di tutte le parti interessate, comprese le aziende e governi internazionali, delle riforme durature possono essere raggiunte. Ci aspettiamo che questi standard possano espandersi e servire come linea guida per tutto il Paese“. Intanto il governo qatariota sta respingendo al mittente ogni tipo di accusa circa le condizioni dei lavoratori insitendo sul fatto che le riforme sui diritti dei lavoratori verranno varate. Difficile credere anche a un ruolo attivo della Fifa su questo fronte, considerando gli accordi sottobanco stipulati tra il Qatar e la Federazione calcistica internazionale sui quali sono già in corso alcune indagini.