Gran brutto momento per la Fifa che dopo lo scandalo denominato per l’appunto Fifa Gate in base al quale molti membri tra dirigenti e responsabili dell’associazione mondiale più importante a livello planetario per quanto riguarda il calcio sono stati arrestati dal dipartimento di giustizia degli Stati Uniti con l’accusa di corruzione per ciò che concerne l’assegnazione dei Mondiali di Russia e Qatar, deve vedersela anche con la contestazione da parte di civili e associazioni umanitarie relativa allo sfruttamento da parte del governo qatariota degli operai che stanno prestando lavoro nei cantieri degli stadi.

Qualche giorno fa Amnesty International ha pubblicato un report, finito anche sulle pagine del Guardian, sulla situazione dei lavoratori costretti dagli appaltatori delle imprese edilizie a lavorare come schiavi e in condizioni igienico sanitarie disumane all’interno dei cantieri nei quali si lavora alla costruzione dei nuovi stadi per la Coppa del Mondo di calcio del Qatar del 2022.

Gli operai ridotti in condizioni di semi-schiavitù costretti a vivere in baracche senza servizi igienici per molte ore consecutive sono soggetti a qualsiasi tipo di vessazione da parte dei datori di lavoro non essendoci nessuno statuto sui diritti dei lavoratori alla base del contratto che li lega ai loro titolari. Operai che si trovano in ostaggio dei loro datori di lavoro poiché il contratto di lavoro stipulato prevede la consegna del passaporto e dei documenti direttamente a chi dà loro lavoro privandoli del diritto di andarsene e di rescindere il loro contratto professionale.

Amnesty International ha cercato di sollecitare a più riprese i responsabili della Fifa affinché facciano pressione sugli organi di governo qatarioti per s0llecitare l’avvio di una serie di riforme che tutelino i diritti dei lavoratori e che interrompano immediatamente questo stato di cose. Per questo e per altri motivi in diversi Paesi è divampata la contestazione nei riguardi della Fifa e degli sponsor, ritenuti complici di un tale scempio. Ragion per in cui molti hanno dato vita a una protesta “etico-estetica” anche tramite i canali social ridisegnando i loghi dei main sponsor dei Mondiali di Russia e Qatar per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti del problema e per boicottare i poteri forti legati all’evento.