Nelle venticinque precedenti edizioni della Supercoppa Italiana, ben 19 volte a trionfare è stata la squadra campione d’Italia: una percentuale del 76% che già da sola dovrebbe giustificare il ruolo di favorita che spetta alla Juventus sulla Lazio e che è stato confermato all’unanimità dai bookmaker. Eppure, non è solo per scaramanzia che i tifosi bianconeri dovrebbero toccare ferro, legno, gonadi e quant’altro.

Innanzitutto, delle sei squadre che hanno vinto la Supercoppa accedendovi dalla Coppa Italia, ben due l’hanno fatto contro la Juventus. E una di questa, ohibò, era proprio la Lazio, che nel 1998 si regalò il primo dei suoi tre titoli superando la Juve di Lippi grazie alle reti di Nedved (proprio lui) e Conceicao, intermezzate dal rigore di Del Piero. I biancocelesti hanno replicato lo scherzetto nel 2009, a Pechino, battendo con lo stesso punteggio l’Inter di Mourinho che si apprestava a vivere l’epica stagione del triplete. Insomma, la Lazio è pericolosa, molto pericolosa, soprattutto quando parte da underdog.

In secondo luogo, oltre alla Supercoppa del ’98, la Juventus ha giocato un’altra finale contro la Lazio, quella di Coppa Italia del 2004, perdendo anche quella pur essendo favorita (2-0 e 2-2). Due finali, due trionfi laziali. E, più in generale, non si può non notare lo straordinario senso dei biancocelesti per l’ora-o-mai-più: tra Italia ed Europa, la Lazio ha disputato 15 finali, vincendone 12 e perdendone solo 3 (80%). Bilancio meno positivo per la Juventus, che di finali nazionali e internazionali ne ha giocate ben 40, con 24 vittorie e 16 sconfitte (60%).

Anche una rapida analisi tecnica (l’unica che alla fine conta davvero) non fa che confermare il sostanziale equilibrio con cui ci si avvicina all’evento. Pochi dubbi sulla superiorità di Pirlo e compagni, che negli ultimi due campionati hanno rifilato 48 punti di distacco complessivi agli avversari, ma la scarsa brillantezza mostrata nelle amichevoli, il fattore campo e, soprattutto, la compattezza e il cinismo della Lazio del volpone Petkovic sono la premessa per un match molto tirato, a maglie strette, con pochi gol e una bella vista sui supplementari. Potrebbe essere decisiva la panchina, e da questo punto di vista Conte sta decisamente meglio del collega. Due a uno, come nel 1998, ma stavolta a favore della Juve.